| VAL MALENCO |
Le famose vette del Bernina, il Pizzo Scalino ed il Monte Disgrazia sono lo straordinario scenario della Val Malenco. Una fitta rete di sentieri rende agevole avventurarsi alla scoperta di panorami suggestivi o di particolarità uniche. I paesi della valle, custodi di tradizioni e sapori antichi, offrono confort e possibilità di svago. L'ORIGINE DELLE ALPI Circa cento milioni di anni fa dove ora sorgono le maestose Alpi si trovava un oceano, detto paleo-tetide, che separava le due placche continentali a nord (Paleo-Europa) e sud (Paleo-Africa). La dinamica delle placche portò a far scontrare le due placche: la placca africana ebbe il sopravvento e si sovrappose a quella europea. Dall'incastro e dal successivo accavallamento ebbe origine la catena alpina. Fu così che le Alpi, che fino ad allora avevano vissuto una sorta di incubazione dentro la crosta terrestre e quasi costantentemente in condizioni sottomarine, iniziarono la loro vita subaerea. Il sollevamento continua tuttora, al ritmo di circa un millimetro all'anno lungo l'asse della catena, ma viene compensato da un abbassamento approssivamente uguale dovuto agli agenti erosivi: acqua, vento e ghiacciai. LE DIGHE In Valmalenco esistono due grossi bacini artificiali: Campo Moro (m.1996) e Campo Gera (m.2051). Il serbatoio di Alpe Gera fu costruito tra il 1961 e il 1964. E' una diga in calcestruzzo con un'altezza di 175 metri e una lunghezza di 530 metri. Raccoglie direttamente le acque del bacino del Cormor (ghiacciaio di Felleria), del Pizzo Scalino ed, in derivazione, quelle provenienti dal bacino dello Scerscen. Dopo aver alimentato la centrale in caverna di Campomoro, le acque defluiscono nel serbatoio omonimo. Il serbatoio di Campomoro è stato costruito dalla Società Vizzola tra il 1956 e il 1958. Lo sbarramento è costituito da due dighe: quella a est in calcestruzzo, alta 96 metri e lunga 180 metri; quella a ovest in pietrame, a gravità massiccia, alta 35 metri e lunga 150 metri. L' invaso, integrato dai deflussi dei torrenti Campagneda e Prabello e dal bacino superiore della Valditogno, alimenta la centrale di Lanzada, una fra le più grandi centrali idroelettriche lombarde. Numerosissimi sono i laghetti naturali che caratterizzano questa zona delle Alpi Retiche. Si tratta del Lago Palù, Lago Lagazzuolo, Lago di Campagneda, Lago d'Entova, lago alla Forcella d'Entova, lago di Fellaria, lago delle Forbici, lago dei Montagnoni, lago di Musella, lago al ghiacciaio Marinelli, laghetto di Scerscen, lago di Sassersa, lago Pirola, laghetti di Cassandra, lago Scarolda, lago di Zana, lago d'Arcoglio e lago Painale. Sul sito ufficiale del Consorzio Turistico Val Malenco si possono conoscere uno per uno questi deliziosi laghetti alpini. link diretto GHIACCIAI Su queste rocce , alle quote più alte, restano oggi brandelli di ghiacciai, che un tempo ricoprivano immense distese fino alla pianura padana. Generalmente il fenomeno "ghiacciaio" ha origine in un "bacino di accumulo", ovvero conca d'alta quota, che, anno dopo anno, raccoglie le precipitazioni nevose. Con il passare del tempo, il flusso prende la via verso valle, aprendosi la strada fra le montagne, erodendone il fondo e i fianchi, allargando il suo letto, modellando il paesaggio con la sua lentissima e possente azione. In Valmalenco esistono tre grandi gruppi di ghiacciai: Disgrazia, Bernina e Scalino, suddivisi in varie vedrette. Si trovano tuttavia anche altre piccole vedrette non legate a questi grandi ghiacciai: la vedretta del Pizzo Fora, la vedretta di Vazzeda e del Monte Sissone, queste ultime due sono vicine alla vedretta del Disgrazia, alla quale un tempo erano collegate. FLORA E FAUNA Sono numerose le specie a rischio che trovano riparo tra le montagne della Val Malenco: gipeto e stambecco sconfinano dai Parchi dello Stelvio e dell'Engadina (Svizzera) e talora si spingono sino in Val Malenco. A rischio anche l'aquila reale o il gallo cedrone. Sui rami di larici, pini ed abeti cinguettano cince, rampichini, scriccioli, sordoni, crocieri, fringuelli, picchi, merli, gracchi; mentre tra i boschi ed i prati d'alta quota si muovono circospetti camosci e caprioli. Numerose anche le specie rare vegetali presenti sul territorio della Val Malenco. Dalla più bassa quota dei 400-500 metri del fondovalle fino ad arrivare a quella massima (m 4049) del Pizzo Bernina corrono circa 3500 metri di dislivello: tale differenza dà luogo a notevoli variazioni nella copertura vegetale. Questa varietà nasce da differenti fattori, entrambi di grande impatto sull'ambiente: esposizioni e asimmetrie differenti tra i versanti dei settori vallivi, differenti substrati rocciosi, piovosità differente con l'aumentare dell'altezza, durata della neve, il vento e la temperatura e non ultimo l'intervento dell'uomo. Per ulteriori informazioni sulla flora: link diretto DA GUSTARE La vite è una costante dell'agricoltura valtellinese: dall'epoca dei Celti-Liguri, che probabilmente introdussero la pianta in valle, sono oramai passati diversi secoli e le tecniche si sono affinate. Dai vigneti si ricavano le uve per celebri vini come i D.O.C.G. Valtellina Superiore dell'Inferno, Valtellina Superiore Grumello, Valtellina Superiore Sassella. Accanto alla vite la terra di Valtellina produce la celebre Bresaola e le mele Golden Delicious e Stark Delicious. Piatto tipico di tutta la vallata sono gli "sciatt", beignets di formaggio avvolti in pastella di grano saraceno, ed i celeberrimi pizzoccheri. Guide alla Lombardia |
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