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Il Parco è stato istituito nel 1996, con legge regionale 42 dopo vent'anni di studi e battaglie tra diversi fronti. Il clima dell'area è mitteleuropeo ovvero mite, umido, con piovosità di tipo sublitoraneo ma ogni valle, chiusa da monti anche molto elevati, presenta caratteristiche autonome sotto ogni punto di vista. A livello storico il territorio del Parco, chiuso all'esterno da difficili vie d'accesso, è sempre stato poco abitato e gli stessi nuclei abitativi collocati su vari terrazzamenti alluvionali alla confluenza delle valli hanno mantenuto caratteristiche culturali autonome proprio per la difficoltà di comunicazione tra i diversi punti. Una certa numerosità di abitanti si concentrò qui in epoca barbarica per sfuggire alle orde di unni e goti ma in seguito gli abitanti mossero verso le valli più accessibili e le aree del parco seguirono il destino del resto del Friuli: dopo qualche secolo sotto la dominazione longobarda e del Sacro Romano Impero (come territorio del Patriarcato Autonomo di Aquileia) i territori passarono sotto Venezia dal 1420, un breve intervallo sotto Napoleone ed un mezzo secolo di dominazione austriaca prima di passare nel 1866 al Regno d'Italia. Territorio segnato, a livello geomorfologico, da un'evoluzione continua testimoniata dalla presenza di faglie, sovrascorrimenti e fratture, il Parco rappresenta la più ampia area protetta del Friuli, 36.950 ettari. Al suo interno sono comprese le Valli del Tagliamento, la Valcellina (vedi foto a destra) e la Val Tramontina: l'area è, come si ripeterà, molto selvaggia e dunque priva di attrezzature di ospitalità organizzata e quindi è ambita più che altro da escursionisti ed amanti della natura e meno dal turismo di massa.. In superficie l'area è caratterizzata da fenomeni molto interessanti dal punto di vista geologico, da belle cime dolomitiche e da boschi e prati intatti. Tra i primi spiccano i Libri di San Daniele (ultima foto), stratificazione rocciosa molto particolare, ed i depositi franosi della famigerata frana del Vajont che nel 1963 distrusse il paese di Longarone, decimandone gli abitanti. Tra le cime è il Campanile di Val Montanaia a spiccare quanto a fascino ed interesse mentre a livello naturalistico il Parco presenta un alto grado di wilderness, selvatichezza, che nasconde al suo interno fauna e flora molto caratteristiche. Vera chicca sono le impronte di dinosauro rinvenute su un masso crollato dalla parete rocciosa della cascata del Rio Casavento: si tratta di un'orma tridattila (tre dita) con dito centrale più lungo e lunga 35 cm ricorda quelle degli uccelli, ma ovviamente con dimensioni molto superiori. Il fossile è fatto risalire a 215 milioni di anni fa. La ricchezza floristica della zona è legata al periodo di espansione dei ghiacciai durante il quale la zona offrì rifugio a numerose specie: in particolare rimangono curiosi endemismi (organismi differenziatisi in loco e rimasti invariati senza esemplari simili in altre aree) come l'arenaria huteri, le gentiana froelichi, la pianella della Madonna (Cypripedium calceolus), la Daphne blagayana, esemplare rinvenuto in Italia solo nel 1989. I sentieri segnati sono una manciata e sono disegnati per percorrere escursioni tematiche all'interno del parco, il resto delle vie è poco segnato o talora si snoda su sentieri privi di segnaletica. I SENTIERI DEL PARCO: Il sentiero della Forcella Lareseit, la Strada degli Alpini, il Sentiero delle Bregoline, il Sentiero del Lago del Ciul ed il Trui dal Sciarbon sono sei itinerari proposti, di varia difficoltà, che portano alla scoperta di laghi, boschi e cime del Parco. Il primo è tutto in salita da Forni di Sopra, Carnia, ai 1800 metri della Cima Camosci dove si ammira un panorama verso Alto Adige e Veneto settentrionale. Dalla Forcella Lareseit si procede poi in discesa tra boschi di faggio attraversando numerosi corsi d'acqua e giungendo nei pressi del Rifugio Pussa, dove è presente una sorgente d'acqua sulfurea. La Strada degli Alpini è invece un percorso (30 km) che all'inizio del secolo fu faticosamente tracciato dagli alpini e che si rivelò strategico nel corso degli eventi bellici della Grande Guerra, in particolare dal novembre 1917 quando in queste zone i soldati italiani tentarono vanamente di resistere alla calata di tedeschi. La strada si snoda tra faggi, gigli, genziane, orchidee e può avvicinare camosci, cervi, caprioli, tassi, ermellini ed aquila reale. Il terzo itinerario, tra Val Settimana e Val Cimoliana, tocca quattro casere risistemate ad uso bivacco: la Col d'Aniei, le Bregoline Grande e Piccola e la Ronsciada. Anche lungo questa via è probabile ammirare esemplari di tipica fauna alpina muoversi tra faggete, mughete, ampi pascoli e aridi ghiaioni. Il Sentiero del Lago del Ciul offre una panoramica sull'ambiente circostante al lago artificiale, costruito quarant'anni fa, ed analizza come l'opera dell'uomo può modificare la situazione microclimatica. Anche lungo questa via si possono incontrare volpi, camosci e una moltitudine di farfalle e volatili. Questo itinerario, come quello del Carbon, è più agevole degli altri. Il Sentiero delle Genziane (Trui dai Sclops) conduce da Forni di Sopra fino alla Forcella dell'Inferno, 2175 metri di quota mentre l'ultimo è il Sentiero del Carbone, una passeggiata lunga ma poco impegnativa che un tempo le donne percorrevano con gran fatica recando con sè le pesanti gerle piene del prezioso combustibile. Guide al Friuli |
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