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Monte del Forno e passo del Muretto (scorri la gallery!)
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Al passo del Muretto, sguardo verso la Svizzera (scorri la gallery!)
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Monte Rosso da Chiareggio
Autunno

Passo del Muretto

Salire al passo del Muretto significa percorrere un valico che ha segnato la storia commerciale, sociale e politica della val Malenco e più in generale della Valtellina, non senza episodi cruenti. Perché andare in autunno al passo del Muretto? L'autunno è una stagione consigliata perché qui i boschi sono dominati dal larice, l'unica conifera che perde gli aghi in vista dell'inverno e - prima - si tinge di un'infinità di colori che spaziano dal giallo all'arancione, al marrone.
 

Il passo del Muretto è un antico valico oggi poco conosciuto. Il percorso che da Chiareggio sale fino al passo ricalca l’antica via voluta dal Generale Cadorna durante la Prima Guerra Mondiale e, ancor prima, la rotta che percorrevano i mercanti duranti i loro viaggi tra Valtellina e Svizzera.
L’ascesa, come in tutti i tracciati militari, è lunga ma costante e priva di strappi.
Il dislivello colmato (quasi mille metri) e lo sviluppo sono notevoli.  
 

Le indicazioni sono facili perché non ci sono praticamente bivi o punti da segnalare.
Si parte da Chiareggio, 1612 mslm, e si prosegue, senza timore di sbagliare, lungo la mulattiera, sfiorando l'Alpe dell'Oro (2010 mslm: deviazione da fare soprattutto appena dopo il disgelo, quando è ricoperta di crocus!) e guadagnando quota al cospetto di cime alte più di tremila metri tra cui il monte Disgrazia. 
Un unico tratto si differenzia, distaccandosi dalla via Cadorna: quasi alla fine, là dove il tracciato originario è franato e il nuovo sentiero si arrampica su pendenze superiori.
Il valico è posto a 2562 metri di altitudine, affacciato sulle cime dei Grigioni.

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Si parlava di episodi cruenti. Un momento, in particolare, insanguinò questa rotta frequentata da viandanti e contrabbandieri.
Il passo, infatti, fu frequentato anche durante le “guerre di religione” che videro combattere elvetici e valtellinesi, divisi dalla fede: protestanti i primi e cattolici gli altri. Da qui passò lo sfortunato Nicolò Rusca, durante il suo rapimento. Ne parla la pagina http://www.paesidivaltellina.it/passodelmuretto2/index.htm: “Vi fu un ventennio nel quale la Valtellina fu al centro della storia d'Europa. Non fu un bel periodo per questa terra, saccheggiata ed impoverita dal passaggio degli eserciti che se ne contendevano il controllo. Si combatteva la guerra dei Trent'anni (1618-1648), che vedeva schierati, su fronti opposti, da una parte la Spagna e la corte asburgica di Vienna, dall'altra la Francia e, in Italia, la Repubblica d Venezia. Gli Spagnoli dominavano Milano, mentre i domini assurgici raggiungevano il Tirolo. In mezzo stava proprio la valle dell'Adda, che assunse, quindi, un ruolo strategico decisivo, in quanto il suo controllo da parte degli spagnoli avrebbe assicurato il collegamento fra i due potentissimi alleati. La valle era però, da più di un secolo, possesso della Lega Grigia, i Grigioni, che facevano parte della Confederazione Svizzera. Costoro erano protestanti, mentre in Valtellina la fede cattolica era rimasta largamente maggioritaria. Di qui una crescente tensione fra i Grigioni e le maggiori famiglie valtellinesi, determinate a resistere ad ogni tentativo di infiltrazione del Protestantesimo nella valle. In questo clima di tensione si inserisce l'episodio che segnò una sorta di punto di non ritorno. Nicolò Rusca, che da 28 anni reggeva con grande energia la parrocchia di Sondrio, venne rapito da una sorta di incursione dei soldati svizzeri e portato a Thusis, dove era stato costituito un tribunale speciale, lo "Strafgericht": qui morì, sotto tortura, il 4 settembre 1618. L'episodio suscitò uno scalpore enorme, e convinse i cattolici a preparare una ribellione sanguinosa che ebbe inizio a Tirano il 19 luglio 1620, con la strage di Protestanti nota come "sacro macello valtellinese".
 

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