

pedalate tra Belluno, Feltre, Lamon e le Dolomiti Bellunesi
Le Dolomiti Bellunesi e le Prealpi della Valbelluna rappresentano un territorio perfetto per il ciclismo in tutte le sue sfumature, combinando paesaggi bellissimi con una grande varietà di terreni.
Se la tua passione è la bici da corsa, la zona regala salite iconiche e strade panoramiche. Si affrontano dislivelli impegnativi, si procede su asfalti sinuosi verso i valichi prealpini e si scalano passi storici.
Per le ruote grasse e il mondo gravel, le Prealpi e i margini del Parco Nazionale offrono un reticolo infinito di strade silvo-pastorali. Si pedala nel fitto dei boschi, si attraversano pascoli e malghe in quota e si raggiungono crinali da cui dominare l'intera vallata del fiume Piave.
Non mancano le opzioni per il cicloturismo più rilassato nel fondovalle, ad esempio lungo il placido corso del Piave. Si può poi pedalare su strade secondarie immerse nella campagna o tratti di piste ciclabili inserite in circuiti più ampi, ideali per godersi il paesaggio senza misurarsi per forza con le grandi pendenze.
In attesa di far crescere questa pagina, proponiamo un link per scaricare una cartoguida della zona.
Clicca e scarica una cartina cicloturistica dei percorsi della pedemontana bellunese fino a raggiungere i versanti meridionali delle Dolomiti Bellunesi! (apre un pop-up)
Sotto, invece, raccontiamo un passo molto particolare dove per superare in poco spazio un grande dislivello s'è adottata una strategia particolare: inserire cinque gallerie sui tornanti!

(La salita a passo San Boldo, foto Ha Te Creative Commons)
PASSO SAN BOLDO
Il passo San Boldo mette in comunicazione i due versanti delle Prealpi Bellunesi centrali, ovvero la Vallata, in provincia di Treviso, e la Valbelluna, in provincia di Belluno: i punti di partenza dei due versanti sono, rispettivamente, Tovena e Trichiana. L'altitudine del passo è di 706 mslm.
Da Tovena il dislivello è di circa 470 metri (dai 239 mslm della partenza ai 706 mslm del valico) e viene colmato in 6.7 km. La pendenza media è dunque del 7% con un picco dell'11%.
Il versante bellunese, invece, propone 360 metri di dislivello in poco più di dieci chilometri: la pendenza media è dunque del 3.5% con un picco del 7%. Decisamente più abbordabile, dunque, il versante bellunese che però risulta essere il meno pittoresco. Il versante trevigiano, infatti, si affaccia sulle colline del Prosecco e la strada propone diverse gallerie (regolate da semafori che si consiglia di rispettare) e ben diciotto tornanti (mediamente tre al chilometro). Un profilo ed un'estetica davvero singolari!
La strada venne costruita grazie allo sforzo di prigionieri di guerra, anziani e donne e bambini locali. In totale circa settemila persone: i lavori iniziarono il primo febbraio del 1918 e finirono il primo giugno dello stesso anno. Per questo che viene chiamata anche “la strada dei cento giorni”! Cliccando questo link si può approfondire la storia della strada: https://www.sanboldo.it/storia/
Il passo è stato percorso dal Giro d'Italia nel 1946 e nel 2019: i primi a transitare nelle due edizioni furono Pietro Scandelli ed Esteban Chaves.
Al di là del lato ciclistico, il passo di San Boldo racchiude una stratificazione storica che va ben oltre la sua celebre conformazione ingegneristica, a partire dalle origini del suo stesso nome. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il toponimo non richiama Sant'Ubaldo, ma deriva da una progressiva trasformazione linguistica del nome Sant'Ippolito, passato attraverso la forma Poltus prima di giungere all'attuale Boldo.
L'importanza strategica del valico è documentata fin dall'antichità. Nonostante le pendenze impegnative sul versante trevigiano, si ritiene che già in epoca romana il passo fosse inserito nel tracciato della via Claudia Augusta. Questa continuità storica è testimoniata anche dai resti di una torre di guardia situata su uno sperone roccioso sopra il torrente Gravon, probabilmente risalente al periodo bizantino per contrastare l'avanzata longobarda.
Nel corso dei secoli, il San Boldo è stato un punto di passaggio vitale per mercanti e pellegrini che valicavano il confine tra la pianura e la montagna, soggetti al pagamento dei dazi presso l'antica dogana conosciuta come muda di San Boldo. Fu importante anche per i pastori che utilizzavano il percorso per le stagionali attività di transumanza delle greggi. Non solo: gli zattieri del Piave, dopo aver consegnato il legname a Venezia, fluitato sulle acque del fiume, risalivano a piedi verso il Cadore utilizzando il passo come scorciatoia per accorciare il tragitto di ritorno.
A pensarci, dunque, la salita è un vero viaggio nel tempo, dove ogni tornante racconta il passaggio di generazioni di uomini che hanno plasmato l'economia e la cultura della Valbelluna.
Clicca per aprire una visione d'insieme dei due versanti, grazie a Kompass.
L'altimetria dal versante di Tovena (www.salite.ch) e di Trichiana (www.salite.ch).
Su www.cicloweb.net le pagine dedicate al Veneto:
- in bicicletta in Veneto, dal Garda alla laguna, dalle Prealpi alle Dolomiti venete,
- guide alle località del Veneto,
- trekking e passeggiate in Veneto
E d'inverno, ciaspolate in Veneto da www.ciaspole.net