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Alta val Passiria (scorri la gallery!)
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Autunno tra Rifiano e Saltusio
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Castel Giovo, la torre
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Un maso in val Passiria
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Pecore al pascolo: la pastorizia è attività millenaria
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Rifiano, scorcio autunnale
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Verso il passo Rombo
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Al passo Rombo
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In discesa, dal passo Rombo verso il ponte del Tumulo
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Sventolano le magliette non aggiudicate della Oetztaler Radmarathon
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Saltusio
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Valle del Lago e gruppo di Tessa
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Vista sul gruppo di Tessa
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Alta val Passiria
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Ponte del Tumulo
Alto Adige

Val Passiria

Dai dintorni di Merano fino al cuore delle Alpi di Oetz e di Stubai, la val Passiria è uno scrigno che custodisce tanti tesori. Non è infatti nota quanto meriterebbe ma tra i suoi boschi e le sue radure, tra le sue rocce ed i suoi ghiacciai, regala infiniti panorami ed altrettanti motivi di interesse.
La valle è caratterizzata dal corso del torrente Passirio che nasce nei dintorni del passo Rombo (nel pieno dell'Alpe del Tumulo, o Timmelsalm) e dopo esser sceso a valle prima impetuoso poi sempre più placido, passa per il centro di Merano (dove la passeggiata Lungo Passirio è una delle più romantiche e caratteristiche della cittadina) e confluisce poi nell'Adige. Curiosamente, mentre l'alpe di Timmels è tradotta come "Alpe del Tumulo" e così tutte le voci connese, il Timmelsjoch è tradotto passo del Rombo.
Senza pretese geografiche ma più per una "comodità descrittiva" si possono individuare quattro aree: la media e bassa val Passiria (1), che corre da nord a sud da San Leonardo in Passiria fino a Merano; la valle di Valtina (2), una laterale che si apre verso est da San Leonardo (qui passa la strada per il passo di Monte Giovo); l'alta val Passiria (3), da San Leonardo fino al passo del Rombo, da cui si apre la valle di Plan (4, o Pfelderertal) che corre verso sud-ovest, dominata dalla Hohe Wilde, la "cima Altissima". La stessa alta valle si dirama poi in due tronconi come vedremo tra qualche riga.
Superato San Leonardo ed il bivio per il passo di Monte Giovo, la strada del passo Rombo si allontana ben presto dal fondovalle ed oltre Moso si tiene sempre in quota, lontana dalle zone che, in passato, hanno dato origine a rovinosi movimenti franosi come quello che generò il Kummersee (nel XV secolo). Tale lago (il cui nome in italiano suona come "lago della Tribolazione") generò non pochi problemi alla val Passiria ed alla città di Merano perché i suoi periodici straripamenti trascinavano a valle imponenti quantità d'acqua e di detriti causando morte e distruzione. Nel 1774, durante alcuni lavori volti a ricavare un canale che ne riducesse la pericolosità il lago di svuotò e non si riformò più. Rimane, in sua memoria, un maso denominato ancora oggi Seehof ("maso del lago") ed un sentiero che ripercorre le tracce dell'antico bacino.
L'alta valle tra Moso e fino ad oltre Corvara è un profondo incavo tipicamente glaciale che si dirama infine in due direzioni: la valle del Lago (Seebertal) sale verso sud, verso i circhi glaciali del gruppo di Tessa, mentre il corso del Passirio prosegue verso nord, verso le sue sorgenti nel cuore della Timmelsalm, l'Alpe del Tumulo. 
La strada del Rombo, superato il ponte del Tumulo, prosegue verso il valico arrampicandosi tra le rocce ed offrendo una vista sempre più ampia sulla valle del Lago ed il gruppo di Tessa. A due chilometri dallo scollinamento, una galleria consente di cambiare nuovamente bacino idrografico e tornare su quello del Passirio. Scriverlo è complicato, ma una semplice occhiata alla mappa Kompass dipanerà ogni eventuale dubbio.

Alla val Passiria è legato il controverso nome di una delle figure più importanti della storia del Tirolo (inteso come la storica Contea del Tirolo che comprendeva larga parte dell'attuale Trentino Alto Adige oltre ad alcuni territori oggi compresi nelle regioni Veneto e Lombardia).
Andreas Hofer nacque proprio in val Passiria e precisamente a San Leonardo. La sua famiglia era agiata e ben inserita nella politica locale. Andreas Hofer guidò gli insorti contro le truppe filonapoleoniche arrivando ad occupare Vipiteno e soprattutto ad autoproclamarsi reggente del Tirolo insediandosi ad Innsbruck dopo una vittoriosa battaglia tra le Alpi. 
I bavaresi, alleati di Napoleone, ripresero rapidamente il controllo del territorio: immediatamente dopo la pace di Schönbrunn, il Tirolo fu facilmente riconquistato da Eugenio di Beauharnais. Hofer chiese la resa in cambio della clemenza, e si ritirò presso la sua locanda.
I più indomiti, però, lo convinsero a riprendere in mano la ribellione ma venne tradito e consegnato al nemico.
Condotto a Mantova, fu portato dinanzi a un tribunale militare. La popolazione di Mantova fece una colletta di 5.000 scudi per liberare il condannato, ma non vi riuscì e si propose, allora, di pagare il suo avvocato. Secondo la testimonianza di padre Antonio Bresciani, in una notte di prigionia una stufa esalò gas tossici. Mentre il suo carceriere dormiva, Andreas Hofer si rese conto del pericolo e salvò il carceriere, nonostante l'occasione di fuga che gli si era presentata.
Venne fucilato il giorno 20 febbraio del 1810.
La creazione del mito fu successiva alle vicende storiche e trascende la realtà dei fatti. Hofer venne presentato come un patriota, fedele all'imperatore e difensore della religione, il tutto sintetizzato dal motto “Dio, Imperatore e Patria” (“Gott, Kaiser und Vaterland”). La retorica ufficiale comportò la rimozione dei reali obiettivi della rivolta (la crisi economica, l'opposizione alla vaccinazione, l'integralismo religioso, ecc.), anche perché molte delle riforme che avevano suscitato malcontento erano state confermate dallo stesso Imperatore, che aveva conservato buona parte della legislazione napoleonica, confermato l'obbligo vaccinale ed introdotto il servizio di leva.
Scomparve inoltre dalla retorica ufficiale anche l'atteggiamento ambiguo tenuto dall'Imperatore Francesco I verso gli insorti, istigati alla rivolta quando ormai era inutile e poi abbandonati a sé stessi. Pare, peraltro, che lo stesso Hofer rivolse accuse all'Imperatore durante l'esecuzione.  Alcuni poeti contribuirono a creare il mito che generò anche un interesse turistico. Nel 1830, grazie ai poeti romantici, Hofer era diventato nel resto d'Europa un'icona tipica tirolese, descritto come un montanaro semplice e popolare, un impavido capopopolo, un guerriero che aveva lottato contro gli invasori della sua terra. Cominciava inoltre ad essere un simbolo del pangermanismo. Nel 1831 fu scritto il canto di Andreas Hofer, inno pangermanista, che ebbe un notevole successo, cristallizzando gli stereotipi.
Durante le guerre di indipendenza italiane (1848-1866) Hofer fu utilizzato in funzione antiliberale ed anti italiana, per divenire compiutamente, dopo il 1809, un'icona del pangermanismo. Anche negli anni del Terrorismo sudtirolese, gli anni Sessanta del Novecento, la sua immagine fu sfruttata per fini propagandistici.
Solo recentemente, anche per mano di sudtirolesi come Alexander Langer, la sua figura è stata ridimensionata così come i motivi della rivolta che non fu un moto di libertà e indipendenza ma piuttosto un tentativo di rimanere ancorati ad una sorta di autogestione tradizionale, immune alle nuove tendenze illuministiche. Durissimo il giudizio che di Hofer diede Friedrich Engels, celebre mecenate e sodale di Karl Marx, con cui scrisse le basi del socialismo scientifico: "Il nome di Hofer merita di essere applaudito da democratici? Hofer era un contadino stupido, ignorante, bigotto, fanatico, il cui entusiasmo era quello della Vandea, quello di “Chiesa e imperatore".
Più benevolo fu il giudizio di Vittorio Emanuele III, che visitò ed omaggiò i suoi luoghi natali, e di Giovanni Paolo I, Papa Albino Luciani.

Ovviamente merita una particolare menzione il Parco Naturale del Gruppo di Tessa, il più esteso dell'Alto Adige, che tutela i crinali tra val Passiria e val Senales, confinando con il territorio protetto che, in Austria, protegge le Alpi della Oetztal. Il miglior modo di scoprire paesaggi, flora e fauna del Parco è camminarci lungo, ad esempio, alcune delle passeggiate proposte in questa pagina (clicca).
Si può anche passare dal Centro Visite che unisce storia e natura essendo ricavato in un bunker che faceva parte delle opere fasciste finalizzate a creare il vallo alpino littorio.


In val Passiria, accanto alla pista ciclabile, ai grandi passi da scalare in bicicletta ed ai tanti sentieri da fare in mountain bike o camminando, è degna di nota la torre di Castel Giovo, ultima traccia dell'antico castello. Luogo fortificato già nel Medioevo (proprietà dei Signori di Passiria, ministeriali dei conti di Tirolo) pare fosse "magnificamente affrescato" e successivamente, sotto i conti Fuchsberg di Appiano, visitato da attori e menestrelli. La famiglia decadde e con essa il castello che, già distrutto, fu acquistato nel 1828 da un contadino che vi fece un maso. I nazisti nascosero nella torre molte delle opere trafugate durante la Seconda Guerra Mondiale.
La torre è visitabile e si possono ammirare alcuni affreschi restaurati.

La strada del passo Rombo fu voluta da Benito Mussolini, desideroso di ricavare nuovi collegamenti verso nord, alternativo ai più passi Resia e Brennero oltre che alla val Pusteria. Anche qui sono presenti alcune opere e manufatti che ricordano il vallo alpino littorio (la cosidetta linea "non mi fido") volta a presidiare il confine settentrionale in caso di invasioni da parte della Germania nazista, pur alleata del Duce. 
Il versante austriaco del passo, invece, fu reso transitabile nel 1955 anche se il collegamento ha una storia secolare (ci sono menzioni di passaggi nel 1241).
Meno ardita fu la sistemazione della strada del passo del Monte Giovo che collega con la valle di Racines e Vipiteno: vi passò, nel 1921, anche il Re Vittorio Emanuele III.
Entrambi i passi fanno parte del tracciato della Oetzaler Radmarathon di cui si parla qui: clicca questo link!
Per altre pedalate in val Passiria e più in generale attorno a Merano, clicca qui.

Infine, un cenno all'autunno, splendido da queste parti. Una proposta? I sentieri delle rogge a due passi da Merano, in bassa val Passiria. Clicca qui!

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