



Busseto, Zibello ... terre verdiane, scenari fluviali
Situati nel cuore della Bassa Parmense, lungo le sponde del fiume Po, Busseto, Zibello e Polesine Parmense compongono un itinerario dove la storia della musica si intreccia con una tradizione gastronomica d'eccellenza. Queste terre sono indissolubilmente legate alla figura di Giuseppe Verdi, che a Busseto ha lasciato tracce profonde nei teatri e nelle dimore storiche, ma rappresentano anche un'eccellenza gastronomica: qui, infatti, avviene la stagionatura di prodotti unici come il Culatello di Zibello DOP.
Busseto è una cittadina legata a doppio filo alla memoria di Giuseppe Verdi che nacque a Roncole, una frazione, nel 1813.Il centro storico è ricco di monumenti significativi, raggiungibili camminando tra gli eleganti portici che caratterizzano la via principale.
La storia di Busseto è intrinsecamente legata alla dinastia dei Pallavicino, una delle più antiche e potenti famiglie feudali dell'Italia settentrionale. Per oltre cinque secoli, dal X secolo fino al 1587, il borgo fu la capitale dello Stato Pallavicino, un feudo imperiale che godeva di una notevole autonomia politica ed economica. Il prestigio di Busseto venne ufficialmente riconosciuto nel 1533, quando l'imperatore Carlo V, durante una visita al borgo, le conferì il titolo di città. Alla fine del Cinquecento, con l'estinzione del ramo principale della famiglia, il territorio passò sotto il controllo dei Farnese e fu annesso al Ducato di Parma e Piacenza.
La Rocca Pallavicino rappresenta l'emblema architettonico di questo glorioso passato. Le sue origini risalgono al 985, quando Adalberto di Baden, capostipite della casata, fece erigere una prima fortificazione difensiva. Nel corso dei secoli, il castello subì numerosi assedi e distruzioni a causa delle lotte tra le fazioni locali e le potenze confinanti. Fu Rolando il Magnifico, nel XV secolo, a promuovere una delle ricostruzioni più significative, trasformando il maniero in una residenza fortificata degna di una capitale di Stato.
L'aspetto attuale della Rocca non rispecchia tuttavia l'originaria struttura medievale. Intorno alla metà del XIX secolo, il Comune acquistò l'edificio dai Pallavicino e ne decise una radicale ristrutturazione. Tra il 1857 e il 1868, l'architetto Pier Luigi Montecchini ricostruì il complesso in stile neogotico, seguendo il gusto dell'epoca che prediligeva il recupero idealizzato del passato. Della vecchia fortezza furono conservati solo alcuni elementi, come il mastio centrale del Cinquecento.
Oggi la Rocca ospita la sede del Municipio e il celebre Teatro Giuseppe Verdi. All'interno del cortile d'onore è possibile ammirare un altorilievo in pietra raffigurante l'aquila imperiale, stemma della famiglia Pallavicino, originariamente collocato su una delle porte della città. La facciata principale, che domina piazza Verdi, è caratterizzata da eleganti bifore e da una torre campanaria dotata di un grande orologio, elementi che conferiscono al palazzo un'aria monumentale e scenografica, tipica dello storicismo ottocentesco.
Altri luoghi d'interesse fondamentali sono Casa Barezzi, sede dell'associazione amici di Verdi, e la collegiata di San Bartolomeo Apostolo. Poco fuori dal centro si trova Villa Pallavicino, che ospita il Museo Nazionale Giuseppe Verdi, mentre quasi a Villanova sull’Arda si trova Villa Sant’Agata, residenza “di campagna” del grande Maestro.
A breve distanza si trova Zibello. Fino al 2015 ha costituito un comune autonomo, mentre dal 2016 è confluito insieme a Polesine Parmense nel nuovo comune di Polesine Zibello. Adagiato sulla riva destra del fiume Po, il paese è profondamente plasmato dall'ambiente fluviale, che ne definisce paesaggio, storia e vocazione economica. Il clima locale, noto per le fitte nebbie invernali e le estati calde e umide, è l'elemento fondamentale del suo prodotto più celebre.
Quando si nomina questo borgo, il riferimento immediato è al Culatello di Zibello DOP. Spesso definito il re dei salumi italiani, si ricava dalla parte muscolare più pregiata della coscia del suino. Il segreto della sua eccellenza risiede nel microclima unico del territorio: le antiche cantine della Bassa Parmense, umide e poco ventilate, permettono alle carni di stagionare lentamente, sviluppando aromi complessi e inimitabili.
La produzione è rigorosamente artigianale e limitata a pochi comuni limitrofi al grande fiume, seguendo un rigido disciplinare.
Storicamente, anche Zibello è legata alla famiglia Pallavicino. Il cuore del paese è incorniciato dal Palazzo Pallavicino, un'imponente struttura la cui edificazione risale alla seconda metà del Quattrocento. L'edificio, in stile gotico-lombardo, è caratterizzato da un lungo ed elegante porticato ad archi a sesto acuto, interamente realizzato in cotto, che per secoli ha ospitato le attività commerciali e la vita sociale della comunità locale.
A breve distanza dal palazzo spicca la chiesa collegiata dei Santi Gervasio e Protasio, edificata nel sedicesimo secolo. Questa imponente struttura fonde elementi tardo-gotici e rinascimentali e custodisce al suo interno importanti tele e affreschi che testimoniano la ricchezza del feudo. Un altro luogo di notevole interesse è il Teatro Pallavicino, un piccolo gioiello architettonico risalente alla metà dell'Ottocento e inserito nello stesso complesso del palazzo, a testimonianza della storica vivacità culturale e sociale del centro.
Oltre alla storia e all'eccellenza enogastronomica, Zibello offre la possibilità di immergersi totalmente nell'ecosistema del fiume Po. Le aree golenali, soggette alle variazioni di livello delle acque, regalano percorsi naturalistici isolati e silenziosi, ideali per escursioni a piedi o in bicicletta. Questo lembo di pianura padana, spesso avvolto in quella foschia resa celebre e poetica dai racconti di Giovannino Guareschi, mantiene intatto il suo fascino antico.
Oggi Zibello rappresenta una meta privilegiata per un turismo lento e consapevole, in grado di attrarre visitatori alla ricerca dell'autenticità dei sapori tradizionali, della monumentalità dei portici storici e della quiete senza tempo tipica del paesaggio fluviale padano.
Polesine, invece, ospita una antica rocca, sempre della famiglia Pallavicino, oggi sede di un'azienda agricola e di una struttura agrituristica. La storia è curiosa.
Nel Trecento, infatti, il Libero Comune approfittò del vuoto di potere lasciato dalla morte di Federico II di Svevia e dal crollo di Oberto II Pallavicino ed estese il proprio dominio in vaste zone oggi situate in Emilia.
Cremona sottrasse ampi possedimenti ai Pallavicino impossessandosi del territorio oggi riferibile a parte del comune di Polesine Zibello (nato dalla fusione di Zibello e Polesine Parmense). La rocca appartenente alla famiglia, quindi, fu un altro fortilizio conquistato a sud del corso del Po (oltre a quello di Monticelli d'Ongina, ad esempio) e mantenuto per qualche decina di anni prima che i Visconti di Milano lo riassegnassero alla famiglia Pallavicino.
L’originaria rocca, però, fu fortemente danneggiata da diverse piene ed alluvioni: fu così deciso di costruirla più a sud, a maggior distanza dal fiume, nella posizione in cui si trova anche oggi, sede, però, di un'azienda agricola. Lo stesso tragico destino capitò all’abitato di Polesine e ad almeno due chiese parrocchiali: l’abitato odierno, così come la parrocchiale, sono stati ricostruiti al riparo dalla furia del fiume.
A pochi passi di distanza dalla Corte Pallavicina (nome attuale della fortificazione, chiamata a volte Castello Pallavicino o Castello delle Due Torri) si trova la chiesa della Beata Vergine di Loreto il cui campanile fu eretto tentando di ricordare le linee del Torrazzo di Cremona. Non a caso, è noto in zona come “el turasin”.
Si tratta di un puro omaggio architettonico oppure una testimonianza di quanto, nell'Ottocento, Polesine guardasse a Cremona come città di riferimento, visti gli scambi fluviali con l’altra riva del Po?
Anche questa chiesa è stata spesso “oggetto” di alluvioni e piene del Po ma riuscì sempre ad uscirne indenne. In particolare, l’acqua arrivò più volte a sfiorare l’immagine sacra che custodisce, senza però danneggiarla. In zona si ritiene che questo sia un prodigio divino e si suole dire che “il Po non bagna i piedi alla Madonna”.