





le "marocche" segnano una valle che conduce dal Brenta al Garda
Lo storico borgo di Dro propone un'edilizia tradizionale rappresentata da abitazioni con eleganti portoni scolpiti, cortili recintati da muri di pietra e costruzioni monumentali di interesse come la chiesa di San Sisino (romanica), la parrocchiale, la chiesetta barocca di Sant'Antonio e la Toresela, avanzo di una torre che un tempo era posta a tutela e difesa della borgata.
Verso nord si trova il Dosso del Castello (presenti alcune rovine) e su un poggio roccioso si trova l'antica cappella di Sant'Abbondio (con tre lunette affrescate risalenti al '500 e tre altari di legno).
Da qui, a contrastare i dolci ambienti che caratterizzano l'area del Garda Trentino, si presentano le Marocche, interessanti fenomeni geomorfologici: si tratta di cumuli di frana caduti in epoca non precisata dai crinali del monte Casale e che, con un volume di 187 milioni di metri cubi, occupano una superficie di 14,5 kmq.
Sono il maggiore scoscendimento dell'arco alpino, una selvaggia distesa pietrosa attraversata dal torrente Sarca che si è aperto nei secoli un passaggio tra i detriti.
In zona sono presenti anche alcuni endemismi botanici e da alcuni bacini lacustri come il lago Bagatòl, di Cavedine e Solo. Ma poco oltre le Marocche il paesaggio, come detto, si addolcisce trasformandosi nelle campagne di Dro e Pietramurata dove, anche grazie agli influssi climatici del vicino Garda, si assiste alla crescita della "susina di Dro" e delle uve (varietà nosiola) del "vin santo".

(Tra le marocche di Dro)
Appollaiato su uno sperone roccioso, Castel Drena domina dall'alto lo spettacolo lunare delle Marocche di Dro e la piana del Sarca. Questa fortezza medievale, caratterizzata da un'imponente torre merlata alta trenta metri, fungeva da fondamentale punto di controllo sulla via che collega il Garda a Trento. Nonostante la distruzione subita nel Settecento per mano delle truppe francesi, il castello è stato sapientemente restaurato e oggi accoglie i visitatori tra mura cariche di fascino. Salire sui suoi camminamenti di ronda regala una vista mozzafiato che spazia dalle cime del Brenta fino al riverbero del lago in lontananza, rendendolo una tappa iconica per chi esplora la valle.
Il sentiero principale che si snoda sotto le mura del castello è quello che attraversa il biotopo delle Marocche di Dro, un itinerario che sembra portarti su un altro pianeta. Si tratta di un percorso ad anello, molto apprezzato sia dagli escursionisti che dai fotografi, che si immerge in quella che è la più imponente frana post-glaciale delle Alpi.
Camminare qui significa muoversi tra ciclopici blocchi di roccia calcarea, in un ambiente arido che ricorda un deserto di pietra o un paesaggio lunare, dove la vegetazione fatica a farsi spazio. Il contrasto tra il grigio dei massi e l'azzurro del cielo, con la torre di Castel Drena che svetta sopra la testa, è davvero notevole.
Il percorso è agevole e ben segnalato, perfetto per una passeggiata che non richiede grandi sforzi fisici ma regala molte suggestioni visive.
Sulla sinistra del Sarca si trova Ceniga, ai piedi delle pareti strapiombanti del monte Biaina (1412 mslm).
Spicca, a livello architettonico, la fontana in pietra che si trova dinanzi a Casa Zucchelli. Nella stessa sede si trova anche una granata della Prima Guerra Mondiale.
La chiesa dedicata agli apostoli Pietro e Paolo è impreziosita da un portale rinascimentale ed altri due barocchi. Ad ovest del paese, sulla strada per Maso Lizzone e Prabi, si trova un Ponte Romano sul fiume Sarca.
Pietramurata
Pietramurata si allunga tra il Sarca e la statale, sulla sinistra del fiume. Il nucleo primitivo si raccoglie attorno ad un enorme scoglio calcareo, un tempo emergente dalle paludi, sulla cui sommità si trovano i resti della Torre di Guaita (secolo XIV). Il paese è di sviluppo recente, sorto attorno al fortilizio di guardia addossato al grande scoglio, legato alla bonifica ottocentesca delle paludi locali.
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