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Sul lago di Ledro (scorri la gallery!)
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Biotopo d'Ampola
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Il Lago di Ledro
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I tornanti della strada del Ponale
Trentino

Valle di Ledro

STORIA
La valle è abitata sin dall'epoca preistorica a cui risalgono le palafitte che il professor Barfield ha datato - con il metodo del carbonio 14 - al 1709 a.c. Si tratta dunque di insediamenti risalenti all'età del bronzo, un'età durante la quale risulta che gli abitanti conoscessero il lavoro dei campi, l'industria dei laterizi e dei tessuti e si dedicassero anche a scambi commerciali su scala abbastanza ampia.
Tali resti - oltre diecimila pali - videro la luce quando, nel 1929, il livello del lago fu abbassato per lavori di natura idroelettrica e numerosi reperti furono raccolti a più riprese nei decenni successivi. Oggetti di vita quotidiana di 4000 anni fa sono esposti, sullo sfondo dei resti dell’antico villaggio palafitticolo, in modo da rendere comprensibile la vita durante l’Età del Bronzo.
Alla valle diedero il nome gli Alautrenses, popolazioni prelatine rammentate anche nella Storia Naturale di Plinio (storico romano del I secolo dC), a cui seguì lo stanziamento dei Galli Cenomani, III e II secolo aC, che penetrati dalle valli bresciane e dalla valle del Chiese importarono i primi germi di cultura romana. Cultura che si affermò più decisamente nel I secolo aC quando la valle venne iscritta alla tribù Fabia ed aggregata al Municipio di Brescia.
Tiarno è sede di una necropoli i cui ritrovamenti risalgono a varie età, precedenti e successive alla conquista romana. Ma il primo documento scritto che parla della valle è il Testamento di Noterio, Vescovo di Verona, che nel 928 dichiarava di possedere beni in "Giudicarie e Tilarno". Successivamente la valle fu proprietà di conti e vescovi di diversa origine ma custodì sempre un certo grado di autonomia: nel 1027 è parte del Principato Tridentino (ma mantenne la denominazione di Repubblica di Ledro o Comune Generale), poi passa ai Veneziani.
Documenti del XIV secolo testimoniano i sentimenti di indipendenza che animarono la comunità della valle di Ledro nei confronti di dominatori laici o religiosi. Nel 1323 infatti si tenne un processo con la Comunità di Ledro ad accusare il Vescovo di Trento di aver estorto senza giustificazione tasse e collette alla popolazione della valle.
Interessante a livello storico è la valle dei Morti: qui nel 1440 si vericarono feroci scontri tra i Veneziani (aiutati dai valligiani) e i Milanesi. Milano assediava l'allora veneta Brescia da ormai due anni ed i Veneziani - per rifornire di viveri la loro città sotto assedio ed in attesa di ricostruire una flotta - non trovarono altro modo che passare da Torbole attraverso il Porto del Ponale e la valle di Ledro. Questo scatenò vari scontri tra cui quello in valle dei Morti, detta così da allora quando tutti i milanesi ed i loro cavalli vennero trucidati con sassi e frecce scagliati dall'alto.
Nel 1509 torna sotto il dominio di Trento sotto il quale rimase per circa due secoli e durante questo dominio, nel 1535, furono redatti i primi statuti e gli Ordini del Comune Generale. Violenti saccheggi avvennero durante le guerre di successione spagnola, da parte di una colonna di soldati francesi, mentre durante le guerre napoleoniche il territorio fu conteso, come il resto del Trentino, da bavaresi, austriaci e francesi. Nel 1810 fu incorporato al Dipartimento dell'Alto Adige ma in seguito tornò all'Austria sotto la quale tornò fino alle guerre di indipendenza, ovvero il Risorgimento.
Lo stesso Garibaldi combattè qui con gli Austriaci ma fu bloccato dal generale Lamarmora che gli ordinò, nonostante i successi che stava ottenendo, di sgomberare il Trentino. Storico fu l'"Obbedisco" pronunciato a Bezzecca e che lasciò la valle e tutta la regione ancora all'Austria. Durante la Prima Guerra Mondiale la linea del fronte si spostò sui monti a nord della valle in quanto la stessa fu presto occupata dalle truppe italiane mentre durante il secondo conflitto mondiale la valle rimase sostanzialmente tranquilla.

AMBIENTE
La valle di Ledro è una sorta di ponte sopraelevato (700 metri circa di altitudine media) tra il bacino del lago d'Idro (380 mslm) e quello del lago di Garda (65 mslm) ed è quindi una zona vicina a contesti climatici completamente differenti: il mediterraneo clima della costa gardesana e quello alpino tipico delle valli e dei monti delle Alpi di Ledro.
Si può quindi dividere la valle in quattro aree climatiche.
Dalle estremità orientali a Molina si avverte forte l'influenza del Garda, la valle è incassata tra pareti molto incise e (temperatura media di 10 gradi) vi si coltiva anche la vite. Tra Molina e Bezzecca invece si entra in un secondo contesto climatico: la valle è molto più aperta, avverte la presenza del lago di Ledro e la temperatura media è di 8-9 gradi nell'arco dell'anno. Oltre Bezzecca, sino al passo d'Ampola il clima è mediamente più rigido, più alpino e segna una temperatura media annuale di 7 gradi. La quarta zona climatica sono le vette tra i 1550 ed i 2250 mslm dove, con ampie escursioni termiche, la media annuale è di 4-5 gradi.
Il manto forestale copre tuttavia il 75% del territorio ed è composto da conifere come abeti rosso e bianco, larice e pino silvestre (più in alto i pini mughi) ma anche di faggi e carpini, querce e aceri, noccioli e olmi (raro il cerro). Ai piedi di queste piante d'alto fusto: felci, ginestre (nei luoghi assolati), frutti di bosco e funghi.
Nei pressi del Garda anche lecci e pungitopi
Nel cielo volteggiano corvi imperiali, aquile, fagiani di monte, galli cedroni e francolini di monte ed hanno il loro habitat al di sopra del limite della vegetazione arborea.
Nella zona della Gavardina si incontrano (con occhio esperto ovviamente) specie endemiche di invertebrati che non sono caratteristiche dell'arco alpino quanto piuttosto del nord Europa. Tale diffusione endemica è dovuta al fatto che le cime ledrensi della Val di Concei erano rimaste scoperte durante la glaciazione ed hanno offerto rifugio a numerose specie.
Il piccolo laghetto d'Ampola, nei pressi dell'omonimo passo, è biotopo sottoposto a tutela ambientale: lo sbarramento naturale costituito dalla morena ben visibile ad est del lago di Ledro ha favorito l'accumulo delle acque in un vasto lago che con il tempo, per l'erosione della soglia morenica da parte dell'emissario, il Ponale, si sono divisi in due bacini più piccoli ora distanti dieci chilometri.
Il laghetto d'Ampola è tutelato proprio per la specificità della vegetazione che lo circonda: in particolare il nannufero è una pianta acquatica con grandi foglie cuoriforme ed ovali e fiori di colore giallo intenso, fiori collegati al fusto della pianta (che cresce nella melma del fondale) da sottili piccioli, lunghi anche tre metri.
Sul fondo fangoso vivono il luccio (vorace predatore), la tinca e la scardola (che si nutrono di vegetali acquatici). Attorno alle rive cresce un fitto canneto, costituito da una graminacea dai fusti esili e slanciati.
Due uccelli rari, il porciglione e la cannaiola, vivono sulle rive del laghetto.

ARTE
Tra le chiese spiccano la ottocentesca San Bartolomeo, a Tiarno di Sotto, e la cinquecentesca San Michele a Mezzolago.
La prima risale al 1860 ma pare sia stata costruita su una piccola chiesa del 1346 più volte ricostruita ed ampliata. All'interno la navata è di Agostino Aldi (fine '800) mentre sull'esterno spicca il campanile di 72 metri. L'attenzione però è attirata dalla pala dell'altare maggiore: un polittico del 1587 fatto risalire alla scuola del Tintoretto e che raffigura al centro la Madonna del Bambino attorniati da San Bartolomeo Apostolo e San Giorgio, in alto la crocefissione con i santi Pietro e Paolo ed in basso la crocefissione di San Pietro.
Più semplice la Chiesa di San Michele risalente al '500 ma più volte ristrutturata ed ampliata: sull'esterno un affresco tagliato a metà raffigura San Cristoforo, protettore dei viandanti ledrensi.
Recenti lavori di restauro hanno riscoperto Santa Lucia in Pratis, chiesetta tra Tiarno e Bezzecca e risalente alla prima metà del '400. L'intervento dei restauratori ha portato alla luce antichi affreschi e testimonianze dell'antica pianta, modificata nei secoli.

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