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Sass della Stria, a dominio del Falzarego (scorri la gallery!)
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Averau dal Falzarego
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Averau dal Falzarego
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Ra Gusela, dal Giau
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Il più duro dei passi della Maratona: il Giau
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Ra Gusela, all'alba
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Dal Giau, alba sulle Tofane
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Verso l'Alta Badia, dal Valparola
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Averau dal Valparola
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Giau e Falzarego

Ascoltando l’eco della Grande Guerra
ai piedi delle Tofane e del Lagazuoi

Due ascese impegnative all’ombra del Ra Gusela e del Lagazuoi, tra Cortina d’Ampezzo, Livinallongo e la val Badia, a due passi dalla linea del fronte della Grande Guerra. Un frequente alternarsi di ambientazioni e scenari in cui i chilometri, pur faticosi, alla fine sembrano volare.
Dal 1915 al 1918 su queste montagne alpini italiani e soldati austriaci si sono fronteggiati in una logorante guerra di trincea. Diverse tracce di questi eventi permangono sulle pendici dei monti ed anche nella roccia stessa, scavata, perforata e lesionata da esplosioni accidentali o mirate. Oggi, per fortuna, muoversi tra queste montagne non è altro che un’esperienza rilassante ed appagante pur nel ricordo di quanto dolore può causare la follia dell’uomo.

Da Cortina d’Ampezzo (1224 mslm) si pedala lungo la SS48 in direzione dei passi Giau e Falzarego. Si prende quota senza sosta, tra boschetti e pascoli soleggiati, guadagnando progressivamente una bella vista sulla conca ampezzana ed i contrafforti rocciosi del Cristallo e del Faloria. Più a sud, l’Antelao. Le Tofane, invece, incombono sulla strada che si arrampica verso i due passi proprio lungo le loro ultime pendici.
Poco oltre località Pocol (1535 mslm, km 6) ci si trova quasi a metà strada per ognuno dei due valichi e si può scegliere se affrontare prima il passo Giau oppure il passo Falzarego.
Privilegiare il versante cortinese del Giau rende meno severa l’escursione (che rimane comunque molto impegnativa) perché si affronta il lato più breve ed abbordabile del valico. E’ pur vero che il versante del Falzarego che sale da Cernadoi è più impegnativo di quello che sale da Pocol, ma le pendenze sono molto più “digeribili” rispetto a quelle del Giau.
Al contrario, proseguire da Pocol verso il passo Falzarego regala prima una salita meno impegnativa, ai piedi delle pareti del Lagazuoi, ma propone un finale davvero tosto quando ci si troverà ad affrontare i tornanti meridionali del Giau. Tra i due passi non è nemmeno da sottovalutare lo scollinamento di Colle di Santa Lucia, un’asperità non banale ma tutto sommato breve e che può servire a spezzare la monotonia di un altrimenti lungo tratto di falsopiano.
Nell’area compresa tra il Lagazuoi e le Cinque Torri furono combattute battaglie cruente, sanguinose, senza esclusioni di colpi. La linea del fronte si muoveva nervosamente verso nord o verso sud ogni giorno. Pochi metri venivano conquistati, persi, riconquistati a costo di innumerevoli vite umane.
Oggi l’intera area è un museo a cielo aperto: si può camminare tra le trincee ed osservare i resti di fortificazioni e baraccamenti. Il monte Lagazuoi, poi, è una sorta di castello “naturale”, scavato e perforato dalle truppe: al suo interno si nascondono camminamenti, stanze e ricoveri. Le guglie e le feritoie ricavate con l’esplosivo divennero punti di osservazione e postazioni per le mitragliatrici.
Il Forte Tre Sassi, nei pressi di passo Valparola, è un’esposizione che accoglie gli equipaggiamenti e gli oggetti di uso quotidiano dei soldati. Fu tra le prime fortificazioni ad essere colpite durante la Grande Guerra.
Il vicino Sass de la Stria fu invece il caposaldo delle postazioni austriache e nel suo interno si sviluppa la galleria Goiginger, realizzata per rifornire le truppe senza incappare nel fuoco nemico.

Nel dettaglio, le due possibilità si sviluppano come segue:

  1. Da Pocol (km 0, 1535 mslm), dunque, si svolta a sinistra in direzione di passo Giau, all’ombra delle Lastre del Formin e passando per l’antica “muraglia di Giau”.
    Nel 1753, tale opera venne realizzata dalla comunità di San Vito per segnare il confine dei propri pascoli, indebitamente invasi da contadini e pastori cortinesi. La realizzazione di tale confine
    richiese addirittura una “conferenza” internazionale tra l’Impero Austroungarico (di cui era parte Cortina) e la Serenissima Repubblica di Venezia (che governava sul Cadore).
    Un tratto di diverse centinaia di metri di discesa consente di rifiatare prima dell’impennarsi della strada in vista del passo. Settecento metri di dislivello in circa otto chilometri, pendenze quasi sempre oltre il 7% di media con un finale che sfiora e supera il 10%: questo è il versante cortinese del Giau (km 10.3, 2236 mslm). La discesa verso Selva di Cadore (km 20.2, 1314 mslm) è ripida e veloce, in un soffio ci si porta nel fondovalle e si pedala alla volta di Arabba. Si supera l’asperità di Colle di Santa Lucia (km 23.9, 1458 mslm) e si continua fino ad incontrare le indicazioni per passo Falzarego, tornando a percorrere la SS48. La risalita al passo dalla località Cernadoi (1430 mslm, km 31.1) è un impegno costante e discreto ma non raggiunge mai livelli probitivi in tutti i dieci chilometri: si viaggia quasi sempre intorno al 6% di pendenza, esclusi alcuni tratti all’8%. La strada è ben ombreggiata salvo nel tratto finale. Scollinato il Falzarego (2117 mslm, km 40.5) è il momento di scendere sull’ampia strada che riporta a Cortina a meno che non si voglia proseguire per due chilometri verso monte e raggiungere così il passo Valparola, aprendo l’orizzonte alle montagne della val Badia.

  2. Se da Pocol (1535 mslm, km 0) si sceglie di affrontare prima il passo Falzarego (2117 mslm) si prosegue lungo l’ampia SS48 che corre tra Cinque Torri, Averau, Tofane e Lagazuoi fino al valico (2117 mslm, 10.3 km). Le pendenze non sono mai tali da togliere il respiro ma è altresì vero che, a parte un paio di chilometri a metà della salita, mancano momenti in cui rifiatare.

Si viaggia sul 6-7% salvo i citati chilometri centrali dove si può godere di pendenze da “falsopiano”. Giunti al passo (ferma restando la possibile digressione al vicino passo Valparola, 2200 mslm, nei cui dintorni abbondano i motivi di interesse legati alla Grande Guerra) ci si butta nella divertente discesa che porta a Cernadoi (1430 mslm, 19.7 km) dove, svoltando a sinistra, si continua a pedalare avvicinandosi all’attacco della salita del Giau. Tappa intermedia lo scollinamento di colle di Santa Lucia (1458 mslm, 27 km), ideale palestra per scaldare nuovamente le gambe. Per domare il Giau si sale per una decina di chilometri sempre oltre l’8% di media raggiungendo e superando il 10% a metà salita e nello strappo finale, quando ci si può distrarre solo contemplando il profilo del Ra Gusela che spicca su tutto lo scenario lunare che avvolge la vetta.
Una volta giunti a quest’ultimo valico (2236 mslm, 40.5 km) non resta che prepararsi alla lunga discesa ricordando che prima di Pocol (km 51.4) si dovrà affrontare un falsopiano che richiederà un ulteriore, ma ultimo, sforzo prima di lasciar correre la bici verso Cortina d’Ampezzo.

Per un dettaglio delle pendenze, clicca su www.salite.ch
- Passo Giau, da Cortina d'Ampezzo - Pocol
- Passo Giau, da Selva di Cadore
- Passo Falzarego/Valparola, da Cernadoi/Ca d'Andraz (Arabba)
- Passo Falzarego/Valparola, da Cortina d'Ampezzo

Questo percorso è tratto da UNDICI ANELLI NELLE DOLOMITI, il nostro libro, che potete acquistare cliccando su questo link!

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