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Piz Taibun

Col dla Locia e Gran Plan

Tra Conturines e Ciampestrin, tra monte Ciaval e Piz Taibun scorre il rio Sciorè. Il Ju da l'Ega (in ladino, "passo dell'Acqua") apre le porte del versante veneto delle Dolomiti di Fanes mentre il Col dla Locia si affaccia sull'Alta Badia e sul gruppo Sella che - da qui - si ammira in tutta la sua interezza, riconoscendo in particolare il Piz Boè ed il Pisciadù.
 

E' davvero incantevole la camminata che porta dalla Capanna Alpina (nei pressi di Armentarola, poco sopra San Cassiano in Alta Badia) al Gran Plan e - volendo - al rifugio Ücia de Gran Fanes.
Ma non solo: chi parte per tempo ed è abituato a camminare può pensare ad un itinerario circolare che preveda il passaggio per il passo di Limo ed il rifugio Fanes rientrando in Alta Badia attraverso la forcella di Medesc. Oppure si può scendere dal rifugio Fanes fino al rifugio Pederù e da lì a San Vigilio di Marebbe (organizzandosi con i mezzi pubblici o due auto).
 

Il Gran Plan è un ampio vallone racchiuso nel cuore delle Dolomiti: a ovest si stagliano il Piz dla Conturines, il Piz de Lavarella e - più avanti - si innalza la particolare sagoma del Piz Taibun. Sull'altro versante, il Piz da Lech, cima Scotoni, il monte Ciaval ed il Ciampestrin.
 

Ma come si arriva al Gran Plan ed al Ju da l'Ega? Si può partire da Cortina d'Ampezzo, risalendo la val di Fanes con una camminata davvero molto lunga, oppure da San Vigilio di Marebbe, partendo dal rifugio Pederù e risalendo il Valùn di Fanes fino al rifugio Fanes e - dopo aver scollinato il passo di Limo - proseguire per poche decine di minuti tra discesa e lieve risalita.
 

L'accesso migliore, però, è probabilmente quello offerto dall'Alta Badia.
Da San Cassiano si raggiunge la Capanna Alpina (1729 mslm) dove si trova un ampio parcheggio (10 euro al giorno nel 2026). Qui il sentiero 11 parte morbidamente nel bosco superando il rio Sciorè. Poi si impenna e guadagna circa 350 metri di dislivello con una salita decisa e costante. E' quasi una scalinata quella che porta ai 2069 mslm del Col dla Locia. A quel punto il più è fatto: un iniziale saliscendi anticipa un lungo tratto pianeggiante nel Gran Plan, superato il Ju da l'Ega (non segnato) si arriva in discesa all' Ücia de Gran Fanes.
 

Il ritorno avviene sulla via di salita con un'ultima possibile variante: seguendo le indicazioni si può procedere verso la forcella dl Lech (a 2458 mslm) e da lì scendere prima al lago Lagazuoi, poi al rifugio Scotoni ed infine alla Capanna Alpina (segnavia 20b poi 20). Quest'ultima discesa richiede però esperienza e passo fermo (soprattutto dal passo al lago).
 

Clicca sul logo Kompass per aprire una mappa del percorso.

 

Curiosità: dopo il Col dla Locia si entra nel territorio comunale di San Vigilio di Marebbe. 
 

Ma la vera curiosità la teniamo per la fine ed è il segreto delle Conturines: il ritrovamento dell'Ursus ladinicus.
Proprio sopra il vallone del Gran Plan, racchiusa nelle viscere del Piz dla Conturines a ben 2750 metri di altitudine, si nasconde la grotta che ha ridefinito la storia preistorica delle Dolomiti.
È il 23 settembre 1987 quando Willy Costamoling, noto albergatore e guida di Corvara (legato anche alla storia dell'Hotel Marmolada), durante un'escursione esplorativa si imbatte quasi per caso in una cavità naturale. All'interno la scoperta è sensazionale: migliaia di resti ossei fossili accumulati nel corso dei millenni.
Le successive campagne di scavo, coordinate dall'Università di Vienna e supportate dalla comunità locale, rivelano che quelle ossa appartengono a una specie di orso delle caverne completamente nuova e fino ad allora sconosciuta, ribattezzata in onore delle valli dolomitiche: l'Ursus ladinicus.
I dati emersi dagli studi scientifici raccontano una storia affascinante.
Si trattava di un orso imponente, contemporaneo all'uomo di Neanderthal, vissuto tra i 60.000 e i 40.000 anni fa. A dispetto della stazza, la conformazione dei denti ha dimostrato che si nutriva quasi esclusivamente di vegetali.
Il fatto che questi orsi vivessero e andassero in letargo a quasi 3.000 metri di quota testimonia che l'ambiente delle Dolomiti, durante i periodi interglaciali stabili, era molto mite, ricco di fitti boschi e praterie d'alta quota. Il limite del bosco era ben superiore a quello attuale, posto a circa duemila metri di altitudine.
L'Ursus ladinicus si è evoluto in modo indipendente rispetto ai suoi cugini delle aree pianeggianti, adattandosi specificamente alla vita e alla rigida selezione dell'ambiente alpino.
Oggi la grotta originale è protetta e non accessibile liberamente per ragioni di conservazione, ma l'intera storia e i reperti più spettacolari (compresa la ricostruzione di un intero scheletro e di un cucciolo) si possono scoprire al Museum Ladin Ursus ladinicus nel centro di San Cassiano.
Una tappa culturale che chiude idealmente il cerchio dopo aver camminato al cospetto delle pareti delle Conturines.

  09/07/2026

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