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Mont Ventoux

Sono passati sedici e quindici anni dalle nostre due ascese, in bicicletta, al Mont Ventoux. Ed è una cima che ci è rimasta nel cuore, non tanto per le sue difficoltà tecniche (in realtà è solo lunga ma non è mai proibitiva) e tantomeno per il paesaggio (abituati a viaggiare ed a pedalare in montagna abbiamo visto luoghi ben più affascinanti) ma per le emozioni che ci ha regalato conquistare una salita che tanto ha significato nella storia del ciclismo.
 

Già perchè del Mont Ventoux porti a casa la soddisfazione di aver messo "nel carniere" una grande cima, paragonabile allo Stelvio, al Mortirolo o al Tourmalet per fama e gloria; i colori incredibili del finale, quando si pedala tra terra, sabbia e pietraia, senza vegetazione nonostante la quota sia relativamente bassa (1912 mslm) e i profumi che spaziano dalla macchia mediterranea dei dintorni di Bedoin alle fragranze alpine delle quote medie. A proposito di colori, c'è chi dice che il Mont Ventoux non ha niente di "lunare" perché qui la forza di gravità non sembra alleggerirsi ma anzi ogni pedalata, complice la particolare circolazione dell'aria che rende più rarefatto l'ossigeno, pesa ancora di più!
 

Ma Ventoux vuol dire davvero ventoso? Non è così certo. Anche se sulla vetta infuria spesso il maestrale, il nome potrebbe derivare dal latino "vetur", "che si vede", vista la sua prominenza ed il suo spiccare sulle basse colline provenzali. E c'è pure il lemma pregaelico (e poi occitano) “ventur”.
Il poeta italiano Francesco Petrarca, però, narra la sua ascesa su questo monte che "non a caso si chiama ventoso"...
 

Mont Ventoux: il gigante che ha scolpito la leggenda del ciclismo
Il Mont Ventoux, con i suoi 1912 metri di altitudine e il paesaggio lunare (con tutte le precisazioni del caso, come abbiamo visto) che domina gli ultimi chilometri di salita, è una delle cime più iconiche del Tour de France.
Non è solo una montagna: è un simbolo di sfida, sofferenza e gloria, dove il ciclismo ha scritto alcune delle sue pagine più memorabili.
Spesso chiamato il “Gigante di Provenza”, è alto circa 1912 metri (l’altezza è ancora oggetto di dibattito) ed è una montagna strana, in cui si alternano vigneti , boschi alpini e affioramenti rocciosi. La parte più bassa fu rimboscata nel XIX secolo dopo che quasi tutti gli alberi erano stati tagliati a beneficio dei cantieri navali della Provenza: fu rimboscata con varietà di alberi non autoctoni e così il Mont Ventoux oggi ospita il più grande bosco di cedri d’Europa.
A causa delle pietraie e dei forti venti, la parte più alta è senza alberi e il bianco delle rocce crea l'illusione di una cima innevata, anche in piena estate. In cima, sul lungo crinale quasi parallelo al mare, dal 1882 c’è un osservatorio meteorologico. Sempre in cima, l’assenza di alberi e il forte vento Maestrale sono causa di inverni molto freddi ed estati molto calde, con la temperatura media che a luglio è spesso superiore ai 32 °C.
 

Tom Simpson: il sacrificio che ha cambiato il ciclismo
Nel 1967, il britannico Tom Simpson perse la vita durante l’ascesa al Ventoux, vittima di un collasso cardiaco causato da un mix di caldo estremo, sforzo e sostanze dopanti. La sua morte, avvenuta a pochi chilometri dalla vetta, ha segnato profondamente la storia del ciclismo e ha portato a una maggiore consapevolezza sui rischi legati al doping. Ancora oggi, una stele lungo la salita ricorda il suo nome ed è omaggiata da moltissimi ciclisti che lasciano un ricordo, una borraccia, un semplice sasso.
 

Armstrong e Pantani: tensione e (mancanza di) rispetto nel 2000
Nel Tour del 2000, Lance Armstrong e Marco Pantani si affrontarono sul Ventoux in una tappa carica di tensione. Armstrong, già leader della corsa, lasciò vistosamente la vittoria a Pantani, definendo il suo comportamento un segno di rispetto. Pantani, però, interpretò il gesto come una provocazione, alimentando una polemica che mise in luce la rivalità tra due visioni opposte del ciclismo. Armstrong, noto per la sua preparazione meticolosa e il controllo totale della gara, non aveva mai mostrato segni di debolezza fisica o mentale durante la sua carriera agonistica. Si seppe solo successivamente cosa c'era dietro...
 

Vingegaard e Poga?ar: il Ventoux nella nuova era
Nel 2021, Jonas Vingegaard impressionò tutti sul Ventoux, mettendo in difficoltà Tadej Poga?ar e annunciando il suo arrivo tra i grandi. Anche se la vittoria di tappa andò a Wout van Aert, fu Vingegaard a emergere come nuovo protagonista. Nel 2025, la rivalità tra i due si è rinnovata proprio sul Ventoux: Vingegaard ha attaccato più volte, ma Poga?ar ha resistito e lo ha battuto in volata, stabilendo anche un nuovo record di ascesa. La vittoria di tappa è andata al francese Valentin Paret-Peintre, ma il duello tra i due ha catalizzato l’attenzione degli appassionati. I due peraltro hanno recuperato quasi cinque chilometri al gruppo di fuggitivi, in poco più di 5 km.
 

Una montagna, molte storie
Il Mont Ventoux è stato affrontato sedici volte al Tour de France, e ogni passaggio ha lasciato un segno. Dai pionieri agli eroi moderni, questa montagna continua a essere un banco di prova per i più grandi. Qui si misura non solo la forza fisica, ma anche il carattere, la strategia e la capacità di resistere alla solitudine e al vento.

Le pendenze del Mont Ventoux, chilometro per chilometro.
- da Malaucene;
- da Sault;
- ed il versante classico, da Bedoin

  23/07/2025

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