




un'idea per rispondere alla domanda: cosa fare in Alta Badia quando non c'è il sole?
Se piove, c'è poco da fare: è meglio dedicarsi alla visita dei musei di San Cassiano (dedicato all'orso ladinico ed alla geologia delle Dolomiti) ed a quello di San Martino (incentranto sulla cultura ladina). Visita che - peraltro - è consigliata in ogni caso, sarebbe davvero un peccato andare via dall'Alta Badia senza aver conosciuto i tanti aspetti culturali e geografici trattati da queste strutture.
Ma se il cielo è solo coperto, se minaccia pioggia ma non piove, se non è il caso di avventurarsi su sentieri in quota... il sentiero dei larici sopra San Cassiano è la scelta ideale.
Si tratta di un percorso tutto sommato breve, senza tratti impegnativi, che si snoda tra masi ed alpeggi, affiancando muretti a secco e entrando nei boschi di larici al cospetto delle Dolomiti orientali di Badia.
Da San Cassiano si sale alla frazione Rü, in circa venti minuti, e da lì si prosegue - seguendo le preziose indicazioni - verso un altro gruppo di baite, Rüdiferia. Il ritorno avviene sul percorso di andata.
Il dislivello complessivo sfiora i duecentocinquanta metri.
Lungo il sentiero "Tru-di-lersc" (così si chiama in ladino) è possibile ammirare anche un mulino ad acqua restaurato, così come anche muri a secco e caratteristici steccati della zona alpina, descritti dai pannelli informativi.
Ma quali sono le caratteristiche dei larici?
I larici sono le uniche conifere a perdere gli aghi durante l'autunno, sono piante molto resistenti che riescono a sopravvivere anche su terreni magri e rocciosi e fino ai duemilatrecento metri di quota. I più "vecchi" si trovano in val d'Ultimo, nei pressi di Merano, e si stima che abbiano circa duemila anni.
Il loro legno, pregiato per la sua resistenza, è utilizzato per la costruzione di steccati o altre infrastrutture esterne.
I prati a larice sono una creazione dell'uomo che - nei secoli - ha imparato a difendere alcuni pascoli con queste conifere: durante il taglio del bosco, infatti, si risparmiavano alcune piante che, grazie alle loro fronde ampie ma rade, proteggevano il suolo dalle intemperie lasciando però passare la luce del sole. Ne derivavano così prati e pascoli dove praticare la fienagione o il pascolo autunnale. Il sottobosco è dunque particolarmente ricco, dove non ci sono prati crescono rododendri, genziane, anemoni. Il gallo forcello ama particolarmente i boschi di larice.