
Val Viola, Laghi di Cancano e i dintorni di Livigno per lasciarsi incantare dai larici
Quando l’autunno accende i boschi dell’Alta Valtellina con sfumature di rame, oro e porpora, ogni sentiero diventa un invito a perdersi nella meraviglia. I laghi di Cancano, la Val Viola Bormina e i dintorni di Livigno si trasformano in un mosaico vivente, dove il silenzio delle montagne si fonde con il fruscio delle foglie e il riflesso del cielo si specchia nelle acque cristalline di laghi e torrenti.
Qui, tra larici infuocati e cime già imbiancate, l’escursionismo non è solo movimento: è immersione totale in un paesaggio che vibra di bellezza e quiete. Che si sia in cerca della pace di una camminata contemplativa o l’adrenalina di un percorso più impegnativo, queste terre offrono esperienze che restano scolpite nella memoria. Ecco tre itinerari che raccontano l’autunno in tutta la sua intensità, basati sulla nostra personale esperienza del 2024 (nei primi tre giorni di novembre).
VAL VIOLA
La val Viola si apre verso sudovest dalla vallata che da Valdidentro porta al passo del Foscagno: l'accesso è da Arnoga, una delle frazioni - appunto - di Valdidentro (circa 1800 metri di quota).
In Val Viola ci si addentra - volendo - anche in auto: i parcheggi sono quattro, denominati appunto P1, P2, P3 e P4. Quest'ultimo, a circa 2060 metri di quota, è il più comodo per chi vuole visitare l'alta valle, perché riduce di circa un'ora l'avvicinamento: con le giornate autunnali più brevi (specie dopo il cambio dell'ora), può essere un buon punto di vantaggio. C'è da dire, però, che per un'immersione totale nei colori autunnali la partenza migliore è dal primo parcheggio: due o tre scorci tra i più belli della giornata, infatti, si godono proprio da lì. Ed uno di questi è quello della foto in testa a questa pagina.
Noi, dopo una sosta all'imbocco della valle, abbiamo lasciato l'auto al P3, confortati anche dallo scarso affollamento della valle.
Dieci - quindici minuti dopo il P3 si incontrano le deviazioni per l'agriturismo Baita Caricc (sono diversi i sentieri che vi scendono) da assecondare. Una discesa rapida conduce alle Baite Minestra, dove il torrente Minestra confluisce nel torrente Viola Bormina. A proposito di quest'ultimo, è curioso sapere che - in passato - si riteneva che potesse essere considerato il fiume principale e non un tributario dell'Adda che poi, invece, venne individuato come corso d'acqua principale.
In circa un'ora, dal P3, si raggiunge Baita Caricc (1998 mslm, verificare l'apertura e prenotare se si desidera pranzare), immersa in un prato circondato dai larici e dominato dal profilo del Corno di Dosdè (3232 metri).
Per disegnare un percorso ad anello si prende ora a salire, brevemente ma con decisione (senza faticare troppo), in direzione del rifugio Federico Valgoi in Dosdè. Si cammina in un rado bosco di larici - bellissimo in autunno - e prendendo quota si ammira la val Viola nella sua interezza.
In mezz'oretta si arriva al rifugio Federico (2133 mslm) dove è possibile contemplare il ghiacciaio di Dosdè che - curiosamente - prende il nome non dalla vetta che lo domina ma dall'alpeggio ai suoi piedi, l'Alpe di Dosdè appunto. Il Corno di Dosdè rimane più spostato ad occidente, abbastanza distante dai ghiacciai.
I larici, qui più radi vista la quota, punteggiano prati e pietraie dando macchie di colore che accendono il panorama. Recentemente il Servizio Glaciologico Lombardo ha realizzato un sentiero glaciologico che - con foto e pannelli illustrativi - racconta la storia del ghiacciaio evidenziandone il triste e veloce ritiro.
E' il momento del tratto più ostico della giornata: il sentiero per il rifugio Viola, infatti, si snoda su una pietraia, in ombra quasi tutto il giorno durante l'autunno, e talora si rischia di perdere la traccia perchè i segnavia scarseggiano, nascosti anche dall'esito di una frana. Dal rifugio Federico si raggiunge comodamente una malga (cinque minuti) poi, guidati dalle indicazioni inizialmente abbondanti, si prosegue tra le pietre.
Niente di preoccupante, comunque: la direzione da seguire è evidente e ci si orienta con un po' di esperienza. Diverso il discorso in caso di nebbia: in tal caso è necessario valutare se proseguire o rientrare sui propri passi. Comunque è solo il tratto centrale a porre problemi di orientamento.
Un'ora e quindici minuti di cammino e si intravede il laghetto a monte del quale sorge il rifugio Val Viola, 2314 metri di altitudine. Contemplato questo quadretto d'alta quota, dalle tinte nordiche, si inizia il ritorno al punto di partenza che si svolgerà sull'ampia forestale che dal rifugio Val Viola conduce alle baite di Altumeira, prossime al parcheggio P4, e poi via via ai vari parcheggi.
Durante la comoda discesa sarà possibile tornare ad ammirare i colori autunnali di tutta la vallata, il severo profilo del Corno di Dosdè e la piana solcata dal torrente che disegna diverse ondulazioni prima di confluire nel lago di val Viola. Uno scenario che ricorda altre località come Oberkrumpwasser e Unterkrumpwasser in val Passiria, altopiani quasi paludosi, o il Wieser Werfer in valle Aurina. Ma anche il valtellinese Piano di Preda Rossa in val Masino.
Questa forestale, peraltro, ben si presta anche agli amanti della mountain bike o della gravel: a loro, però, è decisamente sconsigliato l'anello descritto qui sopra. Meglio salire da Arnoga fino al passo val Viola, ad esempio, oppure disegnare un anello che faccia tappa al rifugio Federico in Dosdè per poi scendere a baita Caricc e rientrare sulla stradina della val Viola: solo il tratto tra il Federico e la baita Caricc richiederà di portare la bici a spalla.
Attenzione ai weekend ed alle giornate festive: meglio arrivare per tempo per trovare parcheggio e riuscire a disegnare l'anello descritto "massimizzando" le ore al sole. Le ombre, infatti, si allungano presto ai piedi del Corno di Dosdè!
LAGHI DI CANCANO
E' soprattutto il più piccolo dei laghi di Cancano, quello detto di San Giacomo di Fraèle, a monte della diga più alta, a regalare i panorami e le opportunità escursionistiche migliori. Da qui, infatti, partono lunghe escursioni che si addentrano in Valle Pettini oppure verso l'Engadina o, infine, verso le sorgenti dell'Adda e la val Alpisella.
Posti nel territorio comunale di Valdidentro, tra Bormio e Livigno, questi due invasi sono alimentati, nel complesso, dalle acque del fiume Adda, nonché dalle portate del canale dello Spöl, del canale Gavia - Forni - Braulio e del nuovo canale Viola Bormina (da it.wikipedia.org/wiki/Laghi_di_Cancano). I laghi alimentano la centrale idroelettrica di Premadio ed hanno nomi diversi: Lago di San Giacomo (Lago Cancano I) e Lago di Cancano II.
Se il lago più a valle è il classico bacino artificiale alpino, obiettivamente poco interessante, il lago di San Giacomo è molto più suggestivo sia per le tante baite che ne punteggiano le rive sia per i colori autunnali: abbondano qui i larici che rendono più variopinto e suggestivo il panorama da ottobre a novembre.
Avvicinandosi al Ristoro San Giacomo, ed al bivio per la Valle Pettini, la vista inizia quindi ad appagare visitatori ed escursionisti.
Proprio la Valle Pettini, con il valico che conduce a Valdidentro, la splendida Malga Trela (una delle più antiche dell'alta Valtellina, chiusa però in autunno) e lo spartiacque tra Cancano, Livigno e Valdidentro, è una delle più belle destinazioni autunnali grazie alla presenza di larici immersi tra gli abeti. Un vero trionfo di colori.
Nel nostro viaggio, però, abbiamo puntato verso la più soleggiata val Alpisella: era già novembre (correva l'anno 2024), infatti, ed alle 11 la Valle Pettini era ancora in ombra. Avendo al seguito un bambino di sette anni abbiamo quindi preferito costeggiare il lago sulla forestale pianeggiante (circa trenta minuti) per poi salire sul sentiero (e non sulla più ampia forestale, anche questa molto in ombra) verso le sorgenti dell'Adda (1h15' dal Ristoro di San Giacomo) e poi oltre fino al passo di Val Alpisella, a 2292 metri, con una vista che si apre sulle montagne di Livigno.
Non solo: guardando verso est spiccano i ghiacciai dello Stelvio a rendere ancora più ricco il panorama di giornata. Durante la nostra escursione (meno di due ore in salita) abbiamo anche sfiorato diversi laghetti, parzialmente o completamente ghiacciati, nei quali si specchiava il roccioso versante settentrionale della val Alpisella, caratterizzato da formazioni che - a tratti - potevano ricordare ambienti dolomitici.
Clicca sull'immagine Kompass per aprire una mappa d'insieme del percorso.

Il giro, da noi effettuato a piedi, si presta anche alla mountain bike e - con un po' di attenzione - anche alla gravel: la salita da Bormio e Valdidentro è una grande classica per chi ama la bici su strada, è stato anche un arrivo del Giro d'Italia e della Granfondo Stelvio Santini anche se quasi sempre come "ripiego" per le condizioni meteorologiche del passo dello Stelvio.
La stessa salita da Fior d'Alpe a Cancano, poi, è parte del progetto Enjoy Valtellina e viene quindi riservata alle bici per una o più domeniche in estate.
Con una bici da fuoristrada, invece, si possono disegnare percorsi più ambiziosi che prevedano appunto il passaggio dal passo di Val Alpisella con discesa verso Livigno oppure verso Trepalle passando dalla Valle Pettini e dal passo Trela (più impegnativa tecnicamente).
Qui la salita ai laghi di Cancano, nei dettagli altimetrici, con le pendenze chilometro per chilometro: www.salite.ch/001617.asp?Mappa=
Una curiosità: la salita asfaltata non segue il corso dell'Adda ma risale le ripide pendici settentrionali, a nord di Valdidentro, arrivando ai laghi per il passo di Fraèle. Il torrente Adda, invece, scende a valle più a nord per ricevere le acque del Braulio poco a valle di Premadio, a breve distanza da Bormio, dove riceve anche le acque del torrente Viola Bormina.
LIVIGNO
Quasi ovunque, sul web, si trovano cinque suggerimenti, per ammirare il foliage e l'autunno a Livigno: Il Tröi da li Téa ovvero il sentiero delle tee (le tipiche baite livignasche), il sentiero d'Arte, la val Alpisella e le salite ai baitel del Plascianet e del Sc'taur.
Abbiamo così deciso di intraprendere il sentiero delle tee, per ammirare da vicino queste caratteristiche costruzioni, ma poi abbiamo seguito l'istinto e - fortunatamente - siamo stati premiati.
Andiamo per ordine.
Partendo dal parcheggio di Calcheira, a nord del paese, abbiamo prima gettato un'occhiata alla splendida val Federia, ideale più per una pedalata che per una camminata, dato che è una larga forestale per lunghi tratti asfaltata, per poi seguire le indicazioni del Troi da li Tèa. La val Federia si estende per svariati chilometri ed ha un'esposizione particolare che, anche a ottobre e novembre, le consente di godere di molte ore di soleggiamento. Gli ampi prati sono punteggiati dalle tipiche baite ed orlati da stupendi boschi di larice.
Come detto, dunque, abbiamo iniziato a camminare sul Troi da li tèa, in realtà un'ampia pista forestale più che un sentierino, e siamo andati avanti per circa quaranta minuti. Tra una tea e l'altra, senza tralasciare alcuni scorci su Livigno e le montagne tutt'attorno, siamo arrivati alla Tea di Nonì dove, seguendo un impulso improvviso, abbiamo abbandonato il facile percorso per iniziare una ripida salita verso la Croce di Vall'Andrea ed il rifugio Costaccia.
Ne è valsa davvero la pena, non tanto per il punto d'arrivo, un rifugio a servizio degli sciatori (e quindi decisamente brullo e poco allettante tra impianti di risalita, pista di servizio, tralicci, etc) quanto per la splendida vista e la straordinaria immersione nei colori del lariceto sopra Livigno.
Il panorama, come detto, è stato davvero appagante: oltre alla valle di Livigno si ammirano ampi settori della val Federia, in particolare le sue pendici settentrionali, le creste di confine settentrionali e, verso est, si scorgono i ghiacciai del gruppo Ortles - Cevedale che spiccano sopra l'evidente insellatura di passo Eira.
In discesa abbiamo seguito il percorso di andata. La salita ha richiesto poco meno di due ore (con un bambino di 7 anni), molto meno la discesa con alcune scorciatoie (segnalate) che all'andata non avevamo sfruttato perchè l'idea di salire al Costaccia è emersa successivamente! Il sentiero si è rivelato bellissimo e, anche se era il sabato di un weekend lungo (il 2 novembre 2024), non abbiamo incontrato praticamente nessuno.
Per quanto abbiamo visto, questo percorso è uno dei più completi per ammirare l'autunno ed il foliage a Livigno: ampi panorami, scorci sul paese e sul lago, immersione nei colori ... tutto!
Ovviamente, oltre a quanto accennato all'inizio ed al percorso descritto, ci sono altre opportunità da cogliere, ad esempio la valle delle Mine o l'alta valle, verso la forcola di Livigno.