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alla scoperta di val di Tires e val d'Ega, ai piedi delle Dolomiti
La val di Tires è tanto bella che stupisce sia così (relativamente) poco frequentata rispetto alle valli vicine. E' una vallata dolomitica forse meno nota ma sicuramente non meno affascinante delle più famose "vicine". Paesi raccolti ed un panorama unico ne fanno un paradiso per chi ama camminare e vivere la montagna più autentica.
Fino al 2024 scrivevamo che in valle non c'erano impianti di risalita ma sono arrivati anche qui, e davvero non se ne sentiva il bisogno. Sui boschi martoriati da Vaia oggi incombono gli altissimi piloni di una cabinovia che collega San Cipriano all'area sciistica Carezza - Latemar. Anche se la stazione di arrivo non è così impattante, piloni e cavi sfregiano una vista sul Catinaccio e le Torri del Vajolet un tempo impagabile.
Lasciata da parte l'amarezza, non resta che scoprire cosa ha da offrire, oltre alle viste indimenticabili, la val di Tires.
Innanzitutto, come si arriva in val di Tires? Dai dintorni di Bolzano, poco oltre Blumau/Campo Isarco, si seguono le indicazioni verso Castelrotto, Siusi e, appunto, la val di Tires. Dopo pochi chilometri si svolta a destra verso Tires ed il passo Nigra, lasciando sulla sinistra la strada per Siusi e Castelrotto.
Un primo scorcio è su castel Presule, ai piedi dello Sciliar, a due passi dal paese di Fiè, scenografica vedetta sulla valle d'Isarco, sul bordo di un curioso rilievo. Non è propriamete in val di Tires ma merita un accenno in questa pagina dato che il castello si presenta a tutti coloro che salgono verso la vallata proveniento dalla val d'Isarco.
Le origini della struttura risalgono all'incirca al 1200, quando venne edificata dai signori di Fiè, che all'epoca amministravano i possedimenti dei vescovi di Bressanone. Sebbene i primi documenti ufficiali che ne attestano l'esistenza siano datati 1279 e 1373, l'aspetto architettonico visibile oggi è il risultato di una profonda trasformazione avvenuta nel 1517 per volere dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo. In quel periodo si assistette alla fusione tra elementi tardo-gotici e rinascimentali, che conferirono al maniero la sua forma attuale.
La figura di maggior rilievo legata al castello è senza dubbio il conte Leonhard von Völs, capitano tirolese che ne guidò lo splendore nel XVI secolo. La residenza ospitò inoltre personaggi illustri come il poeta Oswald von Wolkenstein. Un dettaglio interessante riguarda la denominazione alternativa di Castel Colonna, dovuta alla decisione della famiglia Völs di integrare il cognome della nobile casata romana nel proprio. Nonostante esistano diverse teorie su questo legame, come una presunta discendenza diretta, la partecipazione alla battaglia di Lepanto o un'adozione formale da parte di Marcantonio Colonna, è verosimile che si sia trattato di una richiesta di Leonardo di Fiè per accrescere il prestigio familiare.
Dopo un lungo periodo di decadenza e frequenti passaggi di proprietà iniziati nell'Ottocento, il castello rischiò l'abbandono definitivo verso la fine degli anni Settanta del Novecento.
Tuttavia, nel 1981, l'iniziativa di un gruppo di cittadini di Fiè portò alla creazione del Kuratorium Schloss Prösels, grazie al quale si procedette a un restauro completo terminato l'anno successivo.
Oggi la struttura è un centro culturale attivo dove si organizzano mostre ed eventi. Durante la stagione estiva è possibile effettuare visite guidate per esplorarne gli interni. All'ingresso, un monumento richiama l'attenzione su una pagina buia della storia locale: i processi e i roghi delle streghe avvenuti a Fiè all'inizio del Cinquecento, i cui atti originali sono tuttora conservati a testimonianza di quegli eventi.
La strada fino a Tires procede con un susseguirsi di boschi e prati da sfalcio, uno scenario tipicamente sudtirolese.
Caratteristico è il paese di Tires con la sua chiesa di San Giorgio: risalgono al 1332 alcuni elementi della torre mentre il tetto a forma di cipolla è del 1739. L'abside fu cambiata nel corso del XV secolo. Più in generale è settecentesco l'attuale aspetto barocco e sempre del '700 sono i tre affreschi dipinti da Karl Hernrici (a volte chiamato anche Henrizi o Heinrici) sul soffitto della chiesa. All'interno, se la fonte battesimale è del '400, molto più moderno è l'organo, datato 1982 e realizzato da Paolo Ciresa della val di Fiemme.
Isolata, tra pascoli e boschi, la chiesa di San Sebastiano fu costruita in stile gotico ai tempi della peste del 1635 (San Sebastiano, infatti, è il protettore dalla peste) sul luogo dove sorgeva una chiesetta romanica intitolata a Santa Cristina. Curiosamente l'area dove sorge questa chiesa ha un nome che da tempo immemore rimanda alla sacralità: si pensa, quindi, fosse un luogo di culto anche in epoca pagana.
Poco fuori dal capoluogo risulta spettacolare la posizione di una piccola cappella, alle porte di San Cipriano. Il paese prende il nome proprio da questa bianca chiesetta che campeggia su un verde prato al cospetto del Catinaccio e delle Torri di Vajolet. Rinnovata nei secoli, ha un'origine trecentesca.
E' qui che la valle offre il suo tratto più scenografico. Poco dopo Tires, infatti, un paio di curve e la strada regala un subitaneo impatto visivo con il Catinaccio e le Torri del Vajolet. Un tramonto su queste pareti offre emozioni cromatiche indimenticabili: i ladini chiamano "enrosadira" il progressivo tingersi di rosso della dolomia.
Al di là delle spiegazioni scientifiche, il mito fa risalire l'enrosadira ad una maledizione di re Laurino che, tradito dal suo giardino, vi si scagliò contro intimandogli che "né di giorno né di notte" nessuno l'avrebbe mai più ammirato. Il giardino, infatti, secondo una versione del mito, aveva attirato l'attenzione di un principe che, guardando le rose, scorse la figlia di Laurino, se ne innamorò e la rapì. Secondo un'altra versione, invece, fu re Laurino a rapire una sposa ma i nobili che lo inseguirono furono in grado di catturarlo perché Laurino, pur essendo in grado di diventare invisibile, lasciava le orme sul giardino e quindi era facilmente individuabile. In entrambi i casi, però, Laurino, nella sua maledizione, si dimenticò di alba e tramonto ed è per questo che in quei pochi attimi lo scenario diventa così affascinante.
Il Catinaccio diviene Ciadenac in ladino e Rosengarten in tedesco. Rosengarten ovvero "giardino delle rose" secondo la tradizione, anche se in realtà pare che il toponimo fonda gli elementi fonetici "rose" e "gartl" come in altre località alpine - Arosa, monte Rosa, il vicino Gardeccia o la val Gardena - ad indicare crepacci, precipizi e pietra.

(Lo Sciliar dal sentiero dei masi di Tires)
Superati Tires e San Cipriano, e la meraviglia per queste montagne così verticali, si prosegue alla volta del passo Nigra e del passo Costalunga. Si viaggia attraverso boschi lussureggianti, costeggiando le pareti del Catinaccio e della Roda di Vael fino al valico che segna l'ingresso in val d'Ega ("ega" significa acqua in ladino) ed il primo sguardo al Latemar.
E' un altro gruppo dolomitico di grande fascino, caratterizzato da cime e pinnacoli di roccia, ghiaioni, valloni ma anche verdi altopiani ai suoi piedi. Il massimo splendore viene raggiunto dalle limpide acque del lago di Carezza, poco a valle del passo Costalunga.
Il lago, detto dai ladini "lec de Ergobando", ovvero lago dell'arcobaleno, è un trionfo di colori. Vi si riflettono le pareti rocciose del Latemar ed i verdi boschi di conifere. Le acque assumono colorazioni intense e rappresentano uno spettacolo sorprendente.
Si può passeggiare attorno al lago lungo un facile sentiero: è però vietato avvicinarsi alle acque, riserva naturale molto preziosa.
Il paesaggio è stato purtroppo gravemente colpito dalla tempesta Vaia, durante l'autunno del 2018.

(Il Lago di Carezza al cospetto del Latemar)
Proseguendo lungo la val d'Ega si scende verso Bolzano attraversando diversi paesi dal vario fascino fino ad incrociare le ormai semi-nascoste opere del vallo alpino in Alto Adige: questi manufatti (torrette, tunnel, punti di avvistamento) fanno parte di un complesso sistema di difesa che Mussolini volle creare per proteggersi da eventuali incursioni naziste. Per questo, l'intero sistema - che si estende dalla Carnia al passo Resia - venne detto "linea non mi fido", dal momento che la Germania nazista e l'Italia fascista erano ufficialmente alleate.
La val di Tires su www.cicloweb.net
- pedalate in val di Tires, tra Catinaccio e Latemar,
- escursioni in val di Tires
E su www.ciaspole.net sono tantissime le ciaspolate da fare in Alto Adige - Sudtirol!