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Primavera in Val di Non (foto archivio Val di Non, Franco Voglino)
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Macaion in mtb (foto archivio Val di Non)
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Castelli e meleti
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Val di Tovel
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Panorami nònesi
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San Romedio
Trentino

Val di Non

Valle dalla morfologia particolare, tanto che è davvero difficile considerarla una "valle", la val di Non (Anaunia, con la terminologia di più stretta derivazione latina) costituisce il secondo tratto del corso del torrente Noce ed è famosa in particolare per la ricca produzione di mele. La valle è uno spettacolo naturale: i meleti in fiore, dominati dalle Dolomiti di Brenta; orridi e forre scavati nei millenni dai ghiacci, perle come il lago di Tovel.
Nel Quaternario, come tutto il Nord Italia, la valle era ricoperta dai ghiacciai che in estate celavano lo scorrere incisivo dell'acqua sulle rocce di base. Proprio questi rigagnoli hanno scavato nei millenni le varie forre che sono emerse con lo scioglimento dei ghiacciai, quindicimila anni fa. Tutti i solchi confluiscono nell'area ora occupata dall'acqua della diga di Santa Giustina, contraddistinta da uno strampiombo di circa centocinquanta metri. La diga fu costruita nel 1950 (con otto anni di lavorazione) e le acque raccolte hanno ingoiato la vecchia viabilità compreso il ponte Alto, originario del XIII secolo, dove fu stipulata una delle numerose tregue tra il principe vescovo di Trento ed i conti del Tirolo.
Nell'alta valle di Non (a Fondo come a Cavareno) sopravvivono testimonianze preistoriche e storiche, tra cui spiccano importanti reperti medioevali (ad esempio, gli affreschi del XV e XVI secolo che si trovano sulle pareti di alcune case o la Chiesa di Santa Lucia).
Testimonianze anche a Sanzeno, dove si ammira una basilica costruita sopra una cappella voluta da San Vigilio.
Altro edificio caratteristico è Santa Agnese del Doss, risalente al 1307 ma colpita da un fulmine e poi restaurata nei primi anni del nostro secolo.
A livello naturalistico il pensiero corre immediatamente al lago di Tovel, un tempo soggetto a colorazione rossastra per effetto di un microorganismo oggi forse irremediabilmente estinto.
Il lago si situa all'interno della vasta area protetta che costituisce il Parco Naturale Adamello Brenta ed è meta di migliaia di turisti ogni anno. Tra i numerosi studi che hanno indagato il fenomeno dell'arrossamento delle acque il più recente è giunto ad una conclusione davvero stupefacente: la colorazione rossastra s'è persa per il miglioramento ambientale delle acque del lago, ribaltando una convinzione decennale.
Scaricando nel lago i componenti organici legati all'attività dell'allevamento i contadini del passato inconsciamente davano un costante nutrimento alla particolare alga che garantiva l'arrossamento delle acque. Le successive limitazioni agli scarichi ed il controllo più rigido sulle acque hanno sottratto questo nutrimento portando alla fine del fenomeno.
Unico in Europa è il Santuario di San Romedio: nato da una cappella costruita in occasione della morte di Romedio (eremita che quì si ritirò, ispirato dalla devozione di missionari cristiani) si è successivamente sviluppato originando un interessante complesso architettonico.
Una vertiginosa piramide di chiesette sovrapposte e collegate tra loro da una ripida scala di centotrentun gradini.
La storia di questa costruzione davvero particolare sconfina nella leggenda. Romedio, signore del castello di Thaur, nei pressi di Innsbruck, si libera dei suoi possedimenti e, dopo un pellegrinaggio a Roma ed un avvicinamento profondo ai sacri testi, inizia una nuova vita in valle di Non, non molto lontano da dove furono martirizzati i primi cristiani che portarono in valle il Vangelo (anno 397).
Romedio trova nuova vita ed una nuova dimensione in val di Non: alla sua morte gli fu scavata una tomba nella roccia. Divenne presto metà di pellegrinaggio: intorno all'anno Mille fu edificata una prima chiesetta che diede il là alla costruzione del santuario come si presenta oggi. Il culto di San Romedio fu riconosciuto dal vescovo di Trento nel XII secolo.

Significativa in valle la presenza di diversi castelli, tra cui Castel Thun, sopra Vigo di Ton, si presenta come un complesso fortificato, civile e militare, in cui sono ancora ben visibili le fortificazioni e le strutture di attacco e difesa.
I Thun furono una delle famiglie più ricche e potenti del Trentino per svariati decenni, furono insigniti del titolo di Baroni (1530) e Conti dell'Impero (1628). Per gli appassionati comunque ci sono anche il castello di Cles (che si specchia sul lago e dove nacque il principe vescovo Bernardo), Castel Nanno, il Valer, il Bragher ed il Castelfondo.

Da visitare anche, nei pressi di Fondo, il lago Smeraldo: è un'area bella quanto impressionante, la cui attrattiva principale è la forra preglaciale che ha reso Fondo famosa tra gli appassionati di montagna di tutt'Europa.

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