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DALLA VAL DI GENOVA
AI GHIACCIAI DELL'ADAMELLO
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l'itinerario descritto con le parole

PRIMA TAPPA


La prima tappa è la più impegnativa a livello altimetrico e conduce dai 1640 metri del Rifugio Bedole ai 3020 metri del Rifugio ai Caduti dell'Adamello, più noto come "alla Lobbia Alta".
Il rifugio Adamello Collini al Bedole è raggiungibile in auto: dista 19 km da Pinzolo, interamente asfaltati salvo gli ultimi settecento metri.
Punto intermedio è il Rifugio Città di Trento "al Mandrone", a 2459 metri.

L'escursione inizia subito con severità: il sentiero che porta dal Bedole al Mandrone è subito ripido e nel bosco si inerpica con frequenti tornanti sino alla "sosta di mezza via". Lungo il percorso si cammina anche nei pressi di una gradevole cascatella.
Solo giunti alla "sosta" il sentiero esce dal bosco e prosegue tra prati di alta quota, con panorami sempre più vasti sulle Lobbie, i ghiacciai del Mandron e della Lobbia ed il gruppo della Presanella. Questo secondo tratto è anche caratterizzato da pendenze meno severe.
L'escursionista esperto ed allenato conclude l'itinerario che porta al Rifugio Mandrone in 1h45'-2h10'.

Nei pressi del Rifugio Mandrone si trova un interessante "centro glaciologico" intitolato a Julius Payer, ufficiale austriaco che nel secolo scorso si dedicò alla conquista alpinistica ed all'esplorazione di questi luoghi (Clicca per leggere più notizie su Julius Payer).
Vicino al rifugio si trova una chiesetta, costruita con il granito del posto, che reca lapidi a ricordo dei caduti della montagna e della Grande Guerra. E' ricordato anche lo storico incontro in vetta all'Adamello che unì alpinisti trentini e bresciani: una vera manifestazione di italianità, oltre quarantanni prima della fine della Prima Guerra Mondiale (20 agosto 1875).

Dal rifugio si prosegue per oltre un'ora (prima in piano, poi in salita tra le rocce) verso il ghiacciaio del Mandrone il cui attacco è in progressivo ritiro per effetto del riscaldamento climatico che affligge la Terra (Clicca per leggere più notizie sul Ghiacciaio del Mandron).
Poco oltre il Rifugio Mandrone si incontrano numerosi laghetti, "pozze glaciali" con acque molto trasparenti, caratterizzate da abbondanti chiazze di erioforo.
Ai piedi della fronte del ghiacciaio si trova il Lago Nuovo, così chiamato perchè sino a cinquanta anni fa il ghiacciaio scendeva a quota notevolmente inferiore e di conseguenza il lago non esisteva: il ritiro ha permesso la formazione di questo nuovo specchio d'acqua, alimentato direttamente dalle acque di fusione.
Il ghiacciaio è un luogo ricco di fascino ma anche di insidie e pericoli, per questo è bene affidarsi, qualora non si abbia confidenza con questo nuovo ambiente, ad una Guida Alpina e legarsi "in cordata".
La Guida Alpina conosce infatti la via per attraversare i ghiacci, ha esperienza nell'individuare eventuali tratti a rischio di crepaccio, può intuire l'evolversi della situazione meteorologica ed inoltre valuta con competenza se è il caso di montare i "ramponi" per camminare con più sicurezza.
Legarsi in cordata è invece importante per evitare che eventuali scivolamenti o, in casi peggiori, cadute in crepacci si rivelino problematiche.
La traversata sino alla Lobbia si attraversa in poco più di un'ora, su pendenze poco sensibili e talora si cammina anche su neve.
Il panorama è grandioso: il bianco diventa colore dominante e l'escursionista è dominato dalle Lobbie, dal Corno Bianco e dalle altre cime che racchiudono l'estremità settentrionale di questo ghiacciaio.
Dopo millequattrocento metri di dislivello (di cui trecento circa su ghiaccio) si giunge al Rifugio ai Caduti dell'Adamello, nei pressi del Passo della Lobbia ed ai piedi della Lobbia Alta. Dal rifugio, costruito sulla rovine di un avamposto italiano della Grande Guerra, si ammirano il ghiacciaio di Lares e le cime del Crozzon di Lares e del Corno di Cavento, teatri, come la stessa zona del rifugio, di violenti e sanguinosi scontri durante la Grande Guerra.

SECONDA TAPPA

Dal Rifugio sono possibili vari obiettivi e traversate: interessante per il valore storico è la traversata al rifugio Carè Alto lungo le linee di fronte della Prima Guerra Mondiale; prestigiosa l'ascesa alla cima dell'Adamello. Interessanti mete si trovano sulla Cresta Croce: su Punta Papa Giovanni Paolo II si trova la croce apposta dal Papa mentre in altra sede si trova un cannone, trasportato a fatica dai soldati italiani, partiti dalla Val Camonica.
Come sempre in montagna, il tempo è la variabile discriminante: temperatura, situazione meteorologica e tendenze previste non possono essere ignorate.
Il gruppo di cui la nostra redazione ha fatto parte, infatti, si era posto come meta la cima Adamello (metri 3554) ma la mattina è stato necessario selezionare una meta più vicina, il "cannone" di Cresta Croce (metri 3276): il tempo incerto, la possibilità di temporali già intorno a mezzogiorno e la neve "molle" (a causa della "alta" temperatura minima della notte - 4 gradi) che avrebbe rallentato eccessivamente il passo non hanno lasciato alternative.
La camminata per il "cannone" alterna attraversamenti di nevai a brevi tratti tra le rocce e si compie in un'ora e mezza. Un solo punto pone problemi: un tratto di arrampicata, poco oltre il rifugio, reso necessario dal ritirarsi dei ghiacci. Pochi anni fa, infatti, la piccola parete (5-7 metri) non era emersa. (Clicca per leggere più notizie sul Cannone di Cresta Croce)
Ancora, ritorna utile la figura della "guida" per indicare come affrontare al meglio la salita e, particolare non trascurabile, per assicurare l'escursionista ai chiodi, evitando cadute pericolose.
Un'ora e mezza è sufficiente per concludere la salita al "cannone" di Cresta Croce: da qui si ammirano il Corno Bianco e l'Adamello, verso ovest, il Carè Alto verso sud-est, il Corno di Cavento ed il Crozzon di Lares verso est. In lontananza, le Dolomiti di Brenta e, dal lato opposto, le Alpi Centrali (Val Camonica, Valtellina, Svizzera).

Il ritorno regala attimi di svago quando si percorrono in discesa i nevai finali e permette di ammirare con più calma ed attenzione il panorama circostante.

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Rubrica Trekking





Nota -
così recita l'iscrizione:
Lanciata l'ultima folgore sul nemico fuggente
spazzata la strada di Trento dal bivacco straniero
qui sulla vetta dove lo trainarono forza fede passione dei soldati d'Italia
rimane additamento alla patria compiuta il vasto orizzonte sul quale potrà ancora rifulgere la civiltà del genio latino


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l'itinerario descritto dalle immagini



Panorama dal rifugio Mandrone




All'attacco del ghiacciaio




Di sera, verso il Corno Bianco




Veduta dal rifugio verso est: Corno di Cavento e Crozzon di Lares




Il rifugio alla Lobbia Alta




Il cannone di Cresta Croce




Veduta verso est: Crozzon di Lares, Corno di Cavento, Carè Alto




L'iscrizione posta ai piedi del Cannone




Hotel Centro Pineta

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Nella foto, il giardino centrale dell'hotel.

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Elegante ed accogliente chalet di montagna, recentemente ristrutturato, lo CHALET DEI PINI offre tutto il calore dell'ospitalità famigliare ed un magico ambiente per vivere la neve. A pochi passi dal centro di Madonna di Campiglio

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