
















Tra le viles, sui sentieri ai piedi delle Dolomiti
La valle di Longiarù è una laterale della val Badia, una verde valle incantata dove, spesso, il tempo sembra essersi fermato. E' solo un'impressione, ovviamente, perchè gli scenari bucolici e l'attività agricola tradizionale nascondono una modernità invidiabile che dona straordinaria efficienza a meccanismi consolidati da secoli. A Longiarù, in tedesco Campill, non ci sono impianti di risalita e si arriva solo percorrendo la strada che si stacca dalla provinciale verso il passo delle Erbe, appena fuori da San Martino in Badia.
Dal 2018 Longiarù è un "Villaggio degli Alpinisti". Di questo parliamo nella guida alla località raggiungibile cliccando questo link: www.cicloweb.net/guide/g-altoadige/nslongiaru.htm
In bicicletta sono numerose le opportunità per mettersi alla prova su dure salite, asfaltate o sterrate (vedi questa pagina: www.cicloweb.net/bicicletta/b-altoadige&page=2 che introduce i percorsi per pedalare attorno al vicino passo delle Erbe o in Alta Badia), ma in questa pagina ci dedichiamo alle quattro passeggiate che, probabilmente, rappresentano il miglior modo per calarsi - camminando - tra le "viles", le tipiche abitazioni delle genti ladine di questa zona; le Dolomiti (che chiudono a sud e ad ovest la valle); le verdissime radure ed i lariceti.
Scoprire camminando Longiarù, o Campill, significa entrare in una dimensione dove la natura delle Dolomiti abbraccia una cultura ladina ancora autentica e fiera. In questa valle incantata, incastonata tra l'Alta Badia e la Val Pusteria, il tempo sembra scorrere con ritmi antichi, lontano dal caos degli impianti di risalita e immersi in un paesaggio bucolico d'altri tempi. Come detto abbiamo scelto quattro itinerari imperdibili per vivere la montagna a passo lento: dalla classica escursione verso l'Utia Vaciara, ideale per le famiglie e per chi cerca panorami aperti sul Sass de Putia, alla suggestiva Valle dei Molini, dove la sapienza rurale si svela lungo sentieri didattici che portano fino ai piedi delle Odle. Per chi cerca il silenzio assoluto, la salita alla malga Antersasc offre invece un tuffo nel cuore del gruppo del Puez, tra architetture tradizionali e radure solitarie. Prepararsi a camminare tra le "viles", i gruppi di tipiche abitazioni in legno e pietra, non è solo un esercizio fisico, ma un vero viaggio sensoriale tra lariceti dorati, profumo di fieno e le vette dolomitiche più iconiche dell'Alto Adige.
UTIA VACIARA
Dura poco e non è particolarmente faticosa, ma l’escursione verso l’Utia Vaciara merita davvero una giornata!
Si parte dalle case di Vì (1666 mslm), dove termina la strada asfaltata che sale da Longiarù verso le piccole frazioni caratterizzate da una bellissima edilizia tradizionale che associa legno e pietra e sfoggia preziosi elementi decorativi.
Si segue, senza timore di sbagliare strada, un tracciato forestale che prende quota tra boschi e piccole radure (segnavia 9) fino all’Utia Vaciara, ai piedi del Sass de Putia. Lungo il percorso, una sorta di open air museum: un artigiano del luogo, infatti, ha sparso per il bosco una serie di oggetti in legno che possono divertire soprattutto i più piccoli!
Utia Vaciara (1950 mslm) è una meta ma anche una tappa intermedia: da qui si può procedere verso il vicino rifugio Genova, aprendo la vista alle Odle, oppure verso il passo Goma (Gomajoch) che allarga lo sguardo alla zona del passo delle Erbe. Arrivati ad Utia Vaciara è estesissimo il panorama verso est: le Dolomiti che segnano il confine con il Veneto si dispongono all’orizzonte e spiccano, in particolare, il Sass dla Crusc ed il Muntejela de Sennes.
Cliccando sul logo Kompass si apre la mappa del percorso: si parte dal punto evidenziato in verde per arrivare al punto evidenziato in rosso, Utia Vaciara (con la possibilità di proseguire poi oltre).


(Fioritura all'Utia Vaciara)
VALLE DEI MOLINI
Una bella passeggiata, solitamente poco frequentata, conduce da Campill/ Longiarù al col de Poma (2420 mslm), tondeggiante vetta a dominio della val di Funes e delle splendide Odle: questa escursione può essere messa "in circuito" con quella descritta sopra, verso Utia Vaciara.
La passeggiata parte morbida e prende quota tra i pascoli di fondovalle seguendo il segnavia 4: è quasi un sentiero didattico perchè le diverse opere dell'ingegno umano (qui inseritosi in modo discreto e rispettoso) sono descritte con pannelli illustrativi molto interessanti.
Di mulino in mulino, si abbandonano i dolci pendii del fondovalle per iniziare un severo tratto nel bosco. Il sentiero è davvero impegnativo e lascia poco spazio per rifiatare fin quando, ormai oltre i duemila metri di quota, si raggiungono gli alpeggi sotto il Sass de Putia, quasi sulla cresta spartiacque.
Seguendo il sentiero ci si porta nei pressi del passo di Poma da cui si ha facile accesso all'omonima vetta, spettacolare nell'ampiezza dei panorami che regala. Da est ad ovest, da nord a sud lo sguardo si apre sul gruppo Puez, le Odle di Funes, le Odle di Eores, il vicino Sass de Putia, le Dolomiti di Fanes.
Per la discesa, tornati al passo di Poma si può disegnare un percorso circolare: si procede verso nord e si fa tappa presso la Utia Vaciara (1950 mslm circa) scende a Campill lungo il segnavia 9 e la "strada delle viles" nel finale. In alternativa, ovviamente, si può rientrare per la via di salita.
La cosiddetta "valle dei Mulini" è la valle solcata dal rio Seres. Tra Seres e Miscì, due viles davvero caratteristiche a breve distanza da Longiarù, i mulini sono otto, due dei quali dotati di doppia ruota ed una teleferica ad acqua: la stessa acqua, ovviamente, metteva in moto la struttura del mulino garantendo energia "rinnovabile" praticamente senza soluzione di continuità. Lo scorrere dell'acqua metteva in movimento una complessa rete di ingranaggi in legno che permetteva il funzionamento della macina.
I mulini non svolgevano attività "conto terzi" - come si direbbe oggi - ma erano parte integrante del maso o talvolta di più masi cui garantivano le attività di molitura. Non potevano mai mancare sementi da macinare altrimenti le strutture si sarebbero usurate. La presenza del mugnaio era quindi fondamentale e presso il mulino erano presenti una stanza in cui potesse riposare ed una stufa per riscaldare l'ambiente.
I mulini sono tutti diversi tra loro: l'ultimo, il più alto, ha un brillatoio, utilizzato per decorticare l'orzo. Il sesto, invece, è l'unico quasi interamente in pietra. Simili, però, le strutture: quattro livelli, un seminterrato dove alloggiano gli ingranaggi, un vano a livello dell'entrata con le attrezzature complementari, sopra le macine ed all'ultimo piano la stanza del mugnaio con una stufa ed una finestrella.
Cliccando sul logo Kompass si apre la mappa del percorso: si parte dal punto evidenziato in verde per arrivare al punto evidenziato in rosso, Col de Poma (con la possibilità di proseguire verso Utia Vaciara e scendere lungo il percorso descritto sopra).

MALGA ANTERSASC
La passeggiata verso la malga Antersasc scorre tra verdi boschi e saltuarie radure fino a raggiungere l’ampia testata della vallata chiusa da imponenti contrafforti dolomitici.
Un percorso lungo, con solo qualche tratto ripido, che impegna per circa due ore e mezza in salita: oltre al fascino del gruppo Puez, sono le tipiche “viles” ad impreziosire il panorama ed incuriosire gli appassionati. L'architettura tradizionale è uno dei tratti più affascinanti della valle di Longiarù, dove l’identità ladina è particolarmente radicata: soprattutto in discesa lo sguardo sarà rapito dai nuclei rurali che punteggiano queste montagne.
La passeggiata parte dai dintorni di un maneggio, poco oltre Longiarù (Muntcörta – Punt da Ru Fusc, 1495 mslm), seguendo le indicazioni per Antersasc (segnavia 6b): si percorre dapprima una strada forestale e poi un sentiero che si inerpica tra gli abeti.
Dopo questo tratto nel bosco si riprende un ripido tracciato forestale: si perviene a Pian de Locia (1915 mslm) dove si ammira un primo, indimenticabile, quadretto dolomitico. Il più è fatto: un tratto in salita, su sentiero, supera un gradone roccioso ed apre le porte del pianoro erboso dove ha sede malga Antersasc (2030 mslm).
Non ci sono rifugi o malghe aperte e quindi è bene ricordarsi di portare le proprie vivande per un picnic panoramico in un prato circondato dalle Dolomiti!
Cliccando sul logo Kompass si apre la mappa del percorso: si parte dal punto evidenziato in verde per arrivare al punto evidenziato in rosso, malga Antersasc (con la possibilità di proseguire poi oltre).


(A malga Antersasc)
CIAMPCIOS E MEDALGES
Una passeggiata molto affascinante e panoramica conduce da Pares (possibilità di parcheggio) fino all'Utia Ciampcios e, volendo, fino alla malga Medalges ed alla cresta di confine con la val di Funes. Tutta la passeggiata si svolge al cospetto delle pareti settentrionali del gruppo Puez, davvero impressionanti per verticalità e slancio, e si affaccia verso le Odle. Guadagnando quota, poi, il panorama si aprirà verso est abbracciando il Sass dla Crusc ed un'infinità di vette anche più lontane.
Si parte come detto da Pares imboccando un'ampia forestale che prende quota senza troppi strappi costeggiando un prato dominato dal Sass de Putia e caratterizzato da due tipiche abitazioni ladine. In corrispondenza di un grande masso si nota l'indicazione per Munt d'Adagn (sentiero 5): si segue l'indicazione e si inizia a salire, su pendenze più impegnative, addentrandosi in un fitto bosco di abeti intervallato da qualche scenografica radura. La forestale porterebbe comunque all'Utia Ciampcios ma impiegando più tempo (solitamente viene percorsa, in inverno, con le ciaspole e gli slittini): meglio salire lungo il sentiero.
In meno di due ore si raggiunge l'Utia Ciampcios, aperta durante la stagione. La malga si trova tra i prati del Munt d'Adagn, punteggiati da tante baite molto caratteristiche ed immerse in uno scenario unico.
Volendo - come detto - si può proseguire oltre e raggiungere malga Medalges, anch'essa aperta in stagione, posta nei pressi della cresta di confine con la val di Funes: si sale per un'ulteriore oretta da Ciampcios, su un'ampia traccia sterrata.
L'escursione, come tutte quelle descritte in questa pagina, merita in ogni stagione ma le fioriture primaverili e di inizio estate (in particolare i rododendri tra la fine di giugno e l'inizio di luglio) ed il foliage autunnale renderanno ancor più indimenticabile una giornata tra queste montagne.
Il ritorno avviene per la via di salita.
Clicca sul logo Kompass per aprire uno stralcio della mappa del percorso.

I lariceti di Longiarù sono un vero spettacolo e, com'è ovvio, il loro fascino è ancora più coinvolgente in autunno quando, nel breve volgere di una ventina di giorni, il loro colore passa dal verde al giallo e poi ad un arancione sempre più intenso prima che gli aghi cadano al suolo e le piante si preparino definitivamente all'inverno.
L'incanto si percepisce già dal fondovalle ma è ovviamente con una passeggiata in quota, o una pedalata in mountain bike, che ci si può calare davvero in questo spettacolo naturale.
Per saperne di più, visita la pagina dedicata all'autunno a Longiarù (clicca)
Ai larici di Longiarù è dedicato Larjei ("Larici" in ladino), un corposo volume edito da Uniun Ladins Val Badia. Sull'esempio del lariceto di Longiarù, gli autori illustrano origini, evoluzione ed attualità di questo tipo di bosco. In circa 330 pagine sono presenti oltre 350 disegni e precisi riferimenti cartografici che possono appassionare il semplice curioso come il professionista preparato.
Nel testo, i larici sono lo spunto per una più profonda analisi della tradizione e dello sviluppo agrario di questa piccola vallata. Particolarmente interessante risultano i capitoli sulla geologia della valle e sulle più curiose caratteristiche della sua pianta più simbolica.
Per informazioni, https://www.micura.it/en/bookshop/libro/411-larjei/category_pathway-31

(Rododendri in fiore tra Medalges e Ciampcios)
DAL PASSO DELLE ERBE: LA RÖDA DE PUTIA
E' un giro circolare di quattro ore e mezza la Röda de Pütia ma fotografie, pause contemplative e deviazioni aumenteranno inevitabilmente il tempo di percorrenza. Trattandosi di un giro circolare è ovviamente possibile percorrerlo in entrambe le direzioni ma il senso antiorario ha due vantaggi entrambi legati al superamento della forcella del Pütia. Proponendola nella prima parte della giornata, infatti, il giro antiorario affronta la salita più impervia subito, quando le gambe sono fresche, ed inoltre, essendo appunto impegnativa, è preferibile affrontarla in salita che in discesa, viste le pendenze e la conformazione del terreno.
Si parte dunque dai 1987 metri di altitudine del passo delle Erbe (parcheggio a pagamento - 8 euro nell'estate 2025 - o fermata degli autobus locali) e si seguono le indicazioni per i due rifugi posti proprio sotto le pareti dolomitiche: Utia Sot Pütia e Munt da Furnell (2067 mslm) si raggiungono agevolmente, su ampia traccia forestale, percorribile anche da mountain bike, gravel e mezzi motorizzati al servizio dei rifugi.
Nei primissimi momenti è davvero affascinante il canyon che si apre sotto le pareti del Sass de Pütia mentre man mano che ci si avvicina ai due rifugi si rimane incantati dai prati verdeggianti il cui colore brillante contrasta con il caratteristico colore delle rocce dolomitiche.
Lasciati alle spalle i due rifugi ci si avvicina progressivamente al tratto "roccioso" della camminata: in un'oretta si è alla base della forcella che, tra rocce e pietraie, si supera in poco meno di un'ora (2357 mslm).
La forcella segna il punto più alto della Röda ma anche un momento in cui valutare se estendere la camminata verso la cima del Sass de Pütia (per esperti) o verso il passo Poma, l'omonima cima ed il rifugio Genova, distante poco più di mezz'ora.
Il giro, invece, prosegue scendendo in direzione dell'Utia Vaciara, a circa duemilanovanta metri di quota. Rapidamente le rocce lasciano spazio a vaste radure punteggiate da incantevoli fienili.
Sullo sfondo si dispongono le Dolomiti orientali di Badia ma lo sguardo arriva a cogliere tantissime cime, tra cui anche la Croda Rossa e la Muntejela de Sennes.
Utia Vaciara è un'ideale punto di ristoro ed anche un punto di svago per chi cammina con i bambini: una slack-line ed un piccolo parco giochi possono attirare l'attenzione dei più piccoli.
Da qui si prosegue in direzione del punto di partenza: si sale ancora un po' (non molto e comunque senza difficoltà) fino al passo Göma (Gömajoch, 2110 mslm) da cui dare un ultimo sguardo ai pendii ed ai fienili che spuntano quasi ovunque.
Una ripida discesa su sentiero e poi una morbida risalita su ampia forestale portano alla Utia de Göma (2036 mslm), altro possibile punto tappa.
Prati, fienili e sfondo dolomitico caratterizzano anche i passaggi attorno a questo rifugio mentre l'inizio della discesa del Gömajoch avviene in un fitto bosco di conifere.
Pochi minuti dopo l'Utia de Göma si torna a camminare tra larici ed abeti. Un tratto suggestivo, una vera e propria "città dei sassi", prima di ritornare ai primi rifugi di giornata, Utia Sotpütia e Munt da Fornell, e riprendere l'itinerario di andata per chiudere l'escursione!
Agli altri itinerari in partenza dal passo delle Erbe abbiamo dedicato questa pagina: www.cicloweb.net/trekking/t-altoadige/trekkingerbe.htm
Altre due pagine di trekking, nei dintorni di Longiarù, sono raggiungibili cliccando:
- qui per La Val, terra di escursionisti
- qui per l'Alta Badia
Su www.cicloweb.net inoltre:
- alla scoperta della vicina Longiarù, villaggio degli alpinisti,
- itinerari da pedalare tra le Dolomiti dell'Alta Badia,
- guida all'Alta Badia alla sua storia, alla natura ed alla cultura
Infine, per quando la vallata è ricoperta di neve, su www.ciaspole.net sono descitte:
- la ciaspolata all'Utia Vaciara;
- l'escursione con le racchette da neve verso Antersasc
- all'Utia Ciampcios