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Valle d'Aosta

Val d'Ayas

Lunga e sinuosa, caratterizzata da ampi fondovalle e ripidi versanti laterali le cui vette superano spesso i tremila metri di quota, la bella Val d'Ayas si propone da sempre come una delle mete più importanti e rinomate della regione aostana. Perfetta sintesi tra natura e facilità di accesso, arricchita da una lunga storia, l'antica valle degli Challant offre intrattenimenti sportivi adatti ad ogni gusto, dalla semplice passeggiata fino alle ascensioni di carattere alpinistico ed all'arrampicata sportiva. E' difficile scegliere tra i tanti itinerari possibili in questa magnifica terra, specialmente per chi già ne ha conosciuto la bellezza ed i mille risvolti: dovendone però individuare uno, è bene proporre un percorso che possa rappresentare efficacemente il panorama ayassino agli occhi di chi lo ammira per la prima volta.
In quest'ottica, la salita al monte Facciabella si rende indubbiamente attraente. Innanzitutto, la semplicità del percorso e la quota non troppo alta – 2570 metri, per l'esattezza -  lo mettono alla portata di qualsiasi escursionista debitamente allenato, mentre l'eccezionale panorama che presenta la sua lunga cresta sommitale non mancherà di mostrarvi Ayas, le sue vette, i suoi valloni, i suoi boschi. La durata varia tra le due ore e le due ore e mezza.
La nostra escursione parte da Champoluc, il maggiore centro della valle, posto a 1553 metri di quota e facilmente raggiungibile grazie alla Statale 506 che sale da Verrès, cittadina che ospita sia la stazione ferroviaria sia l'uscita autostradale dalla A5. Da qui bisogna salire verso Antagnod, lasciando la strada principale tra i paesini di Pallenc e Magneaz per arrivare ai 1831 metri di Mandriou: la svolta, debitamente segnalata, avviene al termine di un breve rettilineo pianeggiante, alberato sulla sinistra. A Mandriou si lascia l'automobile e, ricordandosi la provvista d'acqua –scarseggiante in seguito- si prende la carrabile sulla sinistra del piccolo paese, quella che inizialmente costeggia il vecchio campetto da calcio. La carrabile –una strada interpoderale, il cui accesso ai veicoli è permesso solo su richiesta- sale dolcemente attraverso pascoli e ruscelli: il nostro primo obiettivo è raggiungere l'antico canale del Ru Cortot, risalente al maggio 1433 e destinato a portare le acque di Nana e del ghiacciaio di Ventina fino a Saint Vincent. La carrabile finirà comunque per intersecare il canale, ma è anche possibile tagliare brevemente e raggiungerlo in pochi minuti puntando verso il limitare degli alberi, dietro ai vecchi casolari visibili dalla strada stessa. Nella bella stagione, ruscelletti effimeri scendono dalla zona del Ru attraversando spesso la carrabile, rendendo ancora più intuitiva la direzione. Una volta guadagnata la sponda del Ru Cortot, troveremo un ampio sentiero pianeggiante e panoramico, genericamente posto su un asse est-ovest. Continuiamo a procedere verso sinistra, verso ovest dunque, cercando di individuare in alto davanti a noi la piccola sagoma bianca della Cappella Sarteur, posta a 2254 metri di quota. E' facilmente distinguibile sullo sfondo dei versanti retrostanti, e si raggiunge mediante la carrabile proveniente da Mandriou, dopo una serie di lunghi tornanti che in inverno sono traversati dalla pista sciistica del comprensorio Pian Pera. La cappella, edificata dai sacerdoti della famiglia Sarteur nel 1850 e votata alla Madonna della Neve, si trova su un poggio assolato ed esposto verso la conca di Antagnod ed il maestoso Zerbion, molto frequentato e conosciuto grazie anche alla facilità dell'avvicinamento.
Qui termina la carrabile, che senza farci affrontare pendenze eccessive ci ha condotti quasi a metà della nostra salita. Ora si tratta di individuare il punto di partenza del sentiero numero 3 per il colle Vascotchaz e per il monte Facciabella: l'inizio del sentiero è in comune con il 3A, indicato a sua volta dal cartello che parla al "Sentiero degli Alpini" per il Bec di Nana o Falconetta, l'imponente elevazione di 3010 metri i cui scoscesi pendii orientali si stagliano a poca distanza. Questa vetta fa parte della cresta di confine tra Ayas e la Valtournenche, una lunga cresta che nasce dal monte Zerbion e, passando per la Falconetta, i due Tournalin ed il monte Roisetta, termina alle famose Cime Bianche, affioramenti calcarei di origine triassica appartenenti alla zolla continentale europea.
Immediatamente alle spalle del cartello, a pochissima distanza dalla malga retrostante la Cappella Sarteur, una conca ben evidente e piuttosto spoglia si staglia davanti a noi: da qui parte il sentiero numero 3, sempre ben evidenziato e con un fondo in terra battuta bordato da erba e cespugli di rododendro. Non vi è vegetazione maggiore, mentre la vita animale è piuttosto cospicua, concretizzandosi specialmente in marmotte e volatili. Si risalgono canaloni erbosi, delimitati da pendii che, in caso di neve, possono diventare piuttosto impegnativi da affrontare, a causa della permanenza di erba secca e scivolosa al di sotto del manto. Alla nostra destra il panorama è molto limitato a causa dell'inizio della cresta sommitale –al momento ancora relativamente parallela al nostro sentiero- che prelude al Facciabella, nascondendoci del tutto il fondovalle sottostante. Il panorama cambierà solo ai 2558 metri del colle Vascotchaz, una vera e propria 'finestra' sul vallone di Nana e sulla zona dei Tournalin, oltre che verso la testata della valle con gli imponenti "4000" di confine.
A questo punto, il sentiero sparisce e si perdono le tracce del percorso fin qui seguito, ma non è affatto un problema: una volta arrivati al colle – un punto veramente inconfondibile! - è sufficiente girare a destra, cominciando a seguire l'ampia ed erbosa cresta 'a panettone' che, con continui saliscendi, ci riporta decisamente verso est. Il terreno è morbido, la vegetazione molto bassa, mentre qua e là si trovano chiazze di sfasciumi molto friabili, muschio, perfino tratti sabbiosi dove sembra quasi di rivedere l'antico fondo del sentiero. Il panorama si è decisamente ampliato, poiché alla nostra destra possiamo finalmente ammirare l'intera zona ai piedi del Mont Pers, ovvero dello Zerbion, procedendo senza problemi lungo la placida cresta sommitale del Facciabella, cosparsa oltretutto di piccoli totem per facilitare l'individuazione del percorso. Superato un tratto in cui l'erosione ha causato una discesa di un paio di metri, in cui è meglio aiutare i bambini ed i meno esperti, la cresta curva verso sinistra, restringendosi ed offrendo spesso curiose sponde riparate dal vento, l'ideale per una sosta o per pranzare.
Il panorama è pressoché totale, poiché riusciamo ora a distinguere perfino il centro di Champoluc con la chiesa di Sant'Anna, in un arco di 360° che comprende i già citati "4000", l'inconfondibile sagoma della Testa Grigia, il Corno Bussola, lo Zerbion: ci troviamo praticamente al centro di Ayas, in una posizione sufficientemente elevata per poterne ammirare l'intera estensione e quasi tutti i rilievi.
In realtà, la cima del Facciabella resterebbe poco più a sinistra, là dove si scorgono gli antivalanga rossi installati anni fa per proteggere i sottostanti pascoli dell'Alpe Métsan nel periodo invernale: tuttavia la cresta diviene più ripida e, pur sempre erbosa, scoscesa, ragion per cui la maggior parte degli escursionisti preferisce fermarsi prima. Ecco, in sintesi, una piacevole proposta per un'interessante escursione di mezza giornata, senza particolari difficoltà e certamente capace di regalare un'ampia soddisfazione.

(Per maggiori informazioni cartografiche, testuali e fotografiche relative all'itinerario, nonché a qualsiasi altra notizia relativa alla Val d'Ayas:
 www.varasc.it)

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